Stato&Mercato

L'economia del "Fatto Quotidiano". Il blog di Stefano Feltri

Vero, falso e mistero: quello che sappiamo dell’Avvocato e il fisco

L’EREDITA’ DI GIANNI. Per ora c’è una sola certezza: l’Agenzia delle entrate sta indagando su presunti (e illeciti) tesori segreti nei paradisi fiscali. Ma i numeri che circolano sono tutti da dimostrare. Tutto parte dalle tesi di Margherita Agnelli: quando è morto Gianni, dice, quello che è stato diviso non era il suo patrimonio complessivo.

L'Avvocato Gianni Agnelli

L'Avvocato Gianni Agnelli

La vicenda della presunta evasione fiscale di Gianni Agnelli e dei fondi esteri che il fisco sta cercando è diventata un caso politico. E anche di storia economica, riportando il dibattito sulla Fiat agli scontri interni alla famiglia proprio quando il gruppo di Torino, con la gestione di Sergio Marchionne, se ne stava emancipando, forte di un profilo sempre più internazionale dopo aver inglobato l’americana Chrysler. Può essere utile fare il punto su quanto davvero si sa – al netto delle speculazioni e dei si dice – della questione.

Di cosa si sta discutendo?

Il dodici agosto 2009 il Tg5 rivela che l’Agenzia delle entrate ha avviato un’indagine sull’eredità di Gianni Agnelli, morto nel 2003, dopo le dichiarazioni della figlia Margherita che – iin una causa civile in corso e interviste – ha sostenuto l’esistenza di un tesoro segreto dell’Avvocato, a lei nascosto al momento della divisione dell’eredità. Circola una stima: tra uno e due miliardi di euro (i legali di Margherita sostengono sia almeno 1463 miliardi), ma essendo capitali di cui ancora deve essere accertata l’esistenza, non sono numeri affidabili.

Perché se ne parla soltanto ora?

L’indagine del fisco era già avviata, ma è stata resa pubblica, per il suo alto valore simbolico, insieme ad altre nel momento in cui il fisco (e il governo) volevano mandare un messaggio di impegno nella lotta all’evasione. Che dovrebbe servire a convincere chi ha portato capitali all’estero a rimpatriarli pagando la penale prevista dallo scudo fiscale (che sarà dettagluiato a breve) invece che lasciarli nei conti stranieri dove, minaccia il fisco, prima o poi verranno scovati. Se davvero esistesse un tesoro riconducibile a Gianni Agnelli, questo non potrebbe essere rimpatriato con lo scudo, perché non si applica ai procedimenti in corso al momento della scadenza per aderirvi, cioè il 15 settembre. Un’altra scadenza che secondo alcuni potrebbe motivare l’esplosione del caso è l’avvicinarsi del 12 novembre, quando il il giudice Brunella Rosso del tribunale civile di Torino si pronuncerà sulla causa che ha visto Margherita Agnelli contro tre alti dirigenti delle holding di famiglia, Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron. Il giudice ha già respinto i 48 capitoli di prova (documenti e richiesta di testimonianze) presentati da Margherita, decisione che è stato interpretata come un segnale di debolezza della figlia di Gianni Agnelli. A questo si aggiunge che, nell’ultima fase del contenzioso, Margherita ha cambiato squadra di legali, cosa che suscita qualche incognita sulle sue strategie future.

Cosa spinge Margherita a scontrarsi con sua madre e tre dei suoi figli?

Nel gennaio del 2003 muore Gianni Agnelli e si apre una complessa partita per la sua successione in cui si deve decidere la spartizione delle sue partecipazioni azionarie (nelle holding che controllano la FIat) e del suo patrimonio personale. Margherita sostiene – anche in tribunale – che il patrimonio diviso non fosse quello complessivo e che una parte sia rimasta nascosta all’estero (nota solo a Gabetti, Grande Stevens, Maron e pochissimi altri). Queste convinzioni maturano però solo in un secondo momento. Dopo la morte dell’Avvocato, infatti, Margherita firma nel 2004 un “accordo tombale”, definitivo, sull’asse ereditario di Gianni Agnelli, che riguarda anche le spettanze della moglie dell’Avvocato, Marella Caracciolo. Nell’ambito di tale accordo, Margherita rinuncia alla sua quota nella catena di comando societario a monte della Fiat, in quella fase sull’orlo del collasso soprattutto per l’andamento del settore auto. Negli anni successivi Margherita ha ammesso che quella decisione si è rivelata un errore, anche perché la spartizione delle quote nella società Dicembre tra i suoi primi tre figli (spartizione che ha detrminato l’ascesa di John Elkann a erede di Gianni) è stata organizzata – sostiene lei – da Gabetti e Grande Stevens alle sue spalle, senza informarla. La battaglia di Margherita ha comportato un detrioramento progressivo dei rapporti con suo figlio John (avuto dal primo marito Alain Elkann, ora Margherita è sposata con Serge de Pahlen) e con sua madre.

Quali prove ha Margherita a sostegno della tesi dell’esistenza di un patrimonio occulto dell’Avvocato?

Il quotidiano Libero sta pubblicando a puntate la storia della successione (firmata da Gigi Moncalvo) che ricostruisce la vicenda dal punto di vista di Margherita. La pistola fumante da lei individuata è un assegno di 109 milioni a lei versato da un soggetto non rivelato dalla banca che lo ha pagato, cioè Morgan Stanley. Quei soldi sono una piccola parte della liquidità che spetta a Margherita nell’ambito dell’accordo tombale, a conguaglio dei beni immobili e mobili già consegnati. Il fatto che Morgan Stalney si rifiuti di comunicare chi ha ordinato il bonifico spinge Margherita a sospettare che ci siano delle sacche di denaro a suo tempo a disposizione dell’Avvocato – nascoste nei paradisi fiscali e conosciute solo, dice Margherita, da Gabetti, Grande Stevens e Maron- di cui lei non aveva contezza. E quindi la spartizione del patrimonio è tutta da rifare, dopo aver conteggiato anche i tesori segreti. Allo stato delle cose, però, niente lascia pensare che la stabilità azionaria della Fiat sia in discussione.

Che cosa rischiano gli eredi di Gianni (John e i suoi fratelli, Margherita e Marella) nell’indagine del fisco?

 Per ora nulla, visto che ancora non è stata dimostrata l’esistenza del tesoro estero che dovrebbe essere frutto dell’evasione fiscale dell’Avvocato. La procura di Torino, subito dopo che l’indagine dell’Agenzia delle entrate è stata resa pubblica, ha chiarito di non aver aperto nessuna inchiesta (anche se potrebbe sempre farlo, qualora emergessero ipotesi di reato). Se davvero dovesse qualcosa di concreto, potrebbero arrivare multe dell’agenzia a chi si è reso responsabile della sottrazione dei capitali all’erario italiano. A complicare la situazione c’è il fatto che Margherita e Marella Caracciolo sono entrambe residenti in Svizzera. Un elemento che può concorrere a chiarire la situazione è l’accertamento sulla cittadinanza svizzera di Marella, messa in discussione da chi l’accusa di detenere oltre frontiera una residenza fittizia, cosa che sarebbe dimostrata dai contratti del personale di servizio e dalla presunta permanenza dei suoi cani (Husky) più a Torino che in Svizzera.

Annunci

25/08/2009 Posted by | Articoli, Il Riformista | , , , , , , , , , , , , , , | 1 commento