Stato&Mercato

L'economia del "Fatto Quotidiano". Il blog di Stefano Feltri

Istat: commissariamento quasi certo

Si parla sempre più insistentemente di un’ipotesi di commissariamento dell’Istat. Al ministero dell’Economia, ogni dato dell’istituto viene letto ormai come un fatto politico, più che statistico. Da quando il ministro del Tesoro Giulio Tremonti ha pubblicamente attacco i metodi di rilevazione dell’istituto nazionale di statistica, all’assemblea di Confcommercio il 24 giugno, intorno ai numeri sull’andamento della crisi c’è un po’ di tensione. Anche ieri un comunicato firmato dall’ufficio stampa ha rivendicato i «principi di tempestività e trasparenza, condivisi a livello internazionale» con cui lavora l’Istat. Un comunicato analogo era seguito all’attacco di Tremonti della settimana scorsa. «Sapete come fanno le statistiche?», aveva esordito il ministro, riferendosi a quelle sulle «forze lavoro» diffuse dall’Istat che aveva dato un dispiacere al governo, segnalando un calo degli occupati per la prima volta negli ultimi 14 anni. «Fanno le telefonate e chiedono: Sei disoccupato? La risposta: Vai a quel paese. Scrivono: Molto disoccupato».
La questione di fondo è la scelta del nuovo presidente. Luigi Biggeri, al termine del secondo mandato, non può essere rinnovato. Dal primo giugno è in regime di prorogatio, una reggenza temporanea che scade senza possibilità di deroga dopo 45 giorni. Al Consiglio dei ministri di oggi la nomina del nuovo presidente non è in agenda, la prossima settimana c’è il G8, quindi il Consiglio del venerdì non ci sarà, forse verrà anticipato ma ancora non è stato convocato. Se non si arriverà a un nome neppure in quell’occasione, resterà un solo Consiglio prima del commissariamento.
Tempi così stretti che fanno pensare che il Governo voglia proprio questo: un Istat commissariato con a capo, forse, proprio Biggeri che è considerato non ostile al governo. Come dimostra il fatto che gli attacchi sono sempre ai metodi di lavoro dell’istituto e non alla figura del presidente. Il commissariamento avrebbe il duplice effetto di mettere l’istituto sotto tutela governativa e di diminuire l’autorevolezza delle sue previsioni.
È in fase di approvazione anche una riforma che dovrebbe sottrarre l’Istat all’influenza governativa (nomina con voto dei due terzi delle commissioni parlamentari competenti), ma si applicherà solo in futuro, non questa volta.
Le opzioni sono quindi le seguenti: commissariamento con Biggeri o con un altra figura indicata dal governo o scelta di un successore in tempi rapidi (Tremonti sta trattando con Renato Brunetta, ministro competente a indicare il nome). L’obiettivo di avere sotto controllo le stime delle variabili economiche più politicamente sensibili non è certo nascosta dal governo. Silvio Berlusconi ha più volte invitato al silenzio le istituzioni internazionali che fanno previsioni sull’Italia e anche Tremoni ha invitato al «silenzio fino a settembre, ne guadagnerebbero gli economisti in salute, ma soprattutto la gente. Non è censura, è igiene». E intanto immagina statistiche diffuse direttamente dal suo ministero, con un database che incroci dati economici, fiscali e del welfare perché «ciascuno vede solo un pezzo». E al ministero spetterebbe così il compito di dare il giudizio ultimo sullo stato di salute dell’economia.

Annunci

03/07/2009 Posted by | Articoli | , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Brunetta vive!

di Stefano Feltri

brunetta

Non si sa se nella tasca avesse davvero la lettera delle dimissioni pronta da sventolare in conferenza stampa. E non si saprà, perché alla fine il ministro Renato Brunetta ha sventolato un corposo plico di diapositive di power point, come suo stile: la sua riforma della pubblica amministrazione è stata varata ieri dal consiglio dei ministri (primo di una lunga serie di passaggi).

Silvio Berlusconi non gli ha chiesto di vedere la mano e il bluff ha retto, benedetto proprio dal Cavaliere che ha una certa simpatia per le giocate spericolate: «Il ministro Brunetta ha messo in atto una tattica da birichino che lo ha portato ad un ottimo risultato, ma c’è stima, amicizia e affetto da parte dei ministri con lui e tra tutti». Poi, pacche sulle spalle, virili abbracci (un po’ impacciati, Berlusconi è più disinvolto con la ministra Giorgia Meloni che chiama «piccoletta», involontaria frecciatina all’altro ministro). Sfiorato il dramma, si assiste a un piccolo trionfo brunettiano. È comunque difficile immaginare che l’ipercinetico rivoluzionario dei tornelli fosse davvero pronto a lasciare, proprio ora che cerca di scalare le classifiche della saggistica con il suo pamphlet ”Rivoluzione in corso” ed è disposto perfino a trattare con la Cgil (nemico numero due dopo i radical chic dei salotti) pur di rifondare la pubblica amministrazione.

Riforma continua.

dal Riformista del 16 maggio
© 2009 il Riformista

16/05/2009 Posted by | Articoli | , , | Lascia un commento