Stato&Mercato

L'economia del "Fatto Quotidiano". Il blog di Stefano Feltri

Ecco cos’è successo quest’estate in Borsa

Ecco il pezzo che è uscito ieri, mi scuso per il ritardo. Nel frattempo il cda di Risanamento è stato rinviato ancora, al nove settembre. E sembra di percepire che sia in corso, sottotraccia, un vero braccio di ferro con la Consob: cederanno prima le banche, tirando fuori i soldi, o la commissione di Cardia esentandole dall’obblico di Opa?

Piazza Affari

Piazza Affari

Con l’arrivo di settembre finisce, almeno sul calendario, l’estate di Piazza Affari: nei mesi delle vacanze la Borsa è stata dominata da ascese (Francesco Gaetano Caltagirone) e declini (Luigi Zunino) che ancora non hanno completato la loro parabola, mentre gli investitori si sono interrogati a lungo sulle vere intenzioni di Carlo De Bendetti e ancora non hanno trovato tutte le risposte. All’inizio della settimana che segna il ritorno alla normalità dopo la pausa estiva, con le città che – secondo Assoedilizia – si ripopolano del 95 per cento dei propri abitanti, ecco il punto della situazione sulle avventure della finanza d’estate. Per chi si è perso le puntate precedenti.

Risanamento. All’apertura della Borsa, ieri, il titolo di Risanamento ha toccato i massimi dell’anno, a 0,56 euro per azione. Segnale che il mercato è ottimista sul futuro del gruppo immobiliare oggi controllato da Luigi Zunino, che ha tre miliardi di debiti ed è sull’orlo del fallimento. Ma l’accordo tra le banche creditrici sembra pronto e Risanamento potrà continuare ad esistere grazie a un aumento di capitale e all’emissione di nuovo debito garantito dalle banche. In cambio, prenderanno il controllo dell’azienda, estromettendone il fondatore che – dopo una sfolgorante ascesa, grazie al progetto del quartiere Santa Giulia a Milano – ha portato la società al collasso sotto il peso dei debiti. Almeno in teoria: ieri il consiglio di amministrazione della società, che doveva ufficializzare l’accordo trovato con le banche (che nei rispettivi cda dovrebbero aver già varato il piano) è finito nel nulla e verrà riconvocato nei prossimi giorni. All’inizio dell’estate, dopo la richiesta della procura di Milano, l’ipotesi del fallimento sembrava quella più probabile, invece le cose sembra stiano andando diversamente. Resta però un ulteriore problema: quando le banche diventeranno azioniste, dopo la conversione dei crediti in azioni, supereranno complessivamente la soglia del 30 per cento che rende obbligatorio lanciare un’offerta pubblica d’acquisto sull’intero capitale, agli attuali (alti) prezzi di mercato. Gli istituti di credito hanno chiesto alla Consob di essere esentati dall’obbligo, adducendo anche lo stato di crisi della società, ma la commissione di vigilanza sta ancora studiando il dossier e, quando avrà raggiunto una conclusione, lo comunicherà in via riservata allo studio legale che ha sollevato il quesito per conto delle banche. Non sono chiari i tempi, ma ci vorrà sicuramente ancora qualche giorno e forse questo spiega il rinvio del cda deciso ieri.

Intesa Sanpaolo. Il principale creditore di Risanamento è Intesa San Paolo, la banca guidata da Corrado Passera che alla fine della scorsa settimana ha presentato i conti semestrali: non eccezionali ma soddisfacenti – secondo gli analisti – per essere da tempo di crisi, 1,6 miliardi di utile netto. L’esposizione verso Risanamento è di oltre 700 milioni e Passera è stato quindi uno dei più attivi, insieme al banchiere Salvatore Mancuso (ex Banco di Sicilia, ebbe un duro scontro con Alessandro Profumo dopo l’acquisizione da parte di Unicredit) che ha seguito il dossier su mandato di Intesa. Se questa vicenda si sta risolvendo, un’altra che si pensava potesse chiudersi nei mesi estivi è rimasta aperta. All’inizio di luglio, infatti, l’autorità Antitrust ha bocciato anche la versione leggera del patto tra due azionisti della banca, le Assicurazioni Generali e l’istituto francese Crédit Agricole, per agire in sintonia in modo da «preservare e accrescere nel tempo il valore delle rispettive partecipazioni». La dialettica con l’Antitrust conitnuerà per tutto il 2009, ma Passera ha già detto che non ha intenzione di far pagare alla banca una multa – che può andare da 500 milioni a cinque miliardi di euro – causata dalle scelte dei suoi azionisti.

Generali. E proprio le Assicurazioni Generali sono state al centro di un dibattito che ha attraversato – sottotraccia – l’estate di Borsa, non solo per la vicenda Crédit Agricole. Tra il 19 e il 20 agosto l’imprenditore immobiliare romano Francesco Gaetano Caltagirone ha comprato azioni del gruppo assicurativo di Trieste per 1,6 milioni di euro, che si sono aggiunti ai 6,94 spesi pochi giorni prima. Risultato finale: una partecipazione che sfiora il due per cento e che rende Caltagirone, che è anche vicepresidente del Monte dei Paschi di Siena (a sua volta nel capitale delle Generali), uno degli azionisti più influenti nell’autunno in arrivo. Già la scorsa estare il costruttore aveva fatto acquisti e da tempo ha eletto le Generali a rifugio protetto per la sua enorme liquidità in questi anni di crisi finanziaria, ma questa volta l’accrescimento della quota è stato letto come una mossa per acquisire una posizione di influenza nella partita che sta iniziando per determinare il successore dell’attuale presidente del gruppo, Antoine Bernheim, ottantaquattrenne, che dovrebbe lasciare. Anche se l’ipotesi di un suo rinnovo non è completamente da escludere. L’estate, considerando i mesi di luglio e agosto, è andata molto bene per il titolo in Borsa, che ha conseguito un rialzo di circa il 17 per cento.

Management&Capitali. All’inizio dell’estate Carlo De Bendetti, editore di Repubblica, mette in vendita un fondo di investimento per comprare, ristrutturare e rivendere imprese in difficoltà fondato nel 2005. Vengono lanciate due offerte pubbliche d’acquisto da due suoi soci, la famiglia Segre e il finanziere Giovanni Tamburi, subordinate alla restituzione di quasi tutta la liquidità ai soci. Quando le due opa diventano efficaci, il 13 agosto, si scopre a sorpresa che l’Ingegnere sta comprando invece di vendere e a prezzi superiori a quelli di mercato e delle due opa, da quindici a diciannove centesimi contro dodici. Diventa quindi quasi impossibile il successo per le due opa, che si chiuderanno il 15 settembre, visto che nessuno venderà le sue azioni a un prezzo tanto inferiore a quello pagato da chi meglio conosce l’azienda, cioè l’azionista di controllo. L’ultimo sviluppo è l’ingresso nella partita di Modena Capitale Industry Partecipations, una finanziaria emiliana che ha dichiarato l’interessa a lanciare una terza opa. Consob sta valutando i documenti e già la prossima settimana dovrebbe chiarire se l’opa può essere lanciata. Per De Benedetti l’operazione ha un valore più simbolico che monetario (M&C ha una sola partecipazione pregiata in pancia), a differenza dell’altro fronte d’autunno aperto per l’Ingegnere. Cioè quello Fininvest, che riguarda la holding principale dell’apparato finanziario debenedettiano, la Cir, mentre di M&C si occupa la Romed. I tempi non sono chiari, ma è da prima dell’estate che si attende la decisione del giudice Raimondo Mesiano: nel 2007 una sentenza della Cassazione ha accertato la corruzione del giudice Vittorio Metta che ha assegnato la Mondadori a Silvio Berlusconi annullando il precenente accordo che la attribuiva a De Bendetti. Sulla base della sentenza, la Cir ha chiesto un miliardo di danni alla Fininvest e la fase istruttoria del procedimento è conclusa. Ma è difficile dire quanto si dovrà aspettare per la decisione del giudice.

Agnelli. A ferragosto l’agenzia delle entrate, nell’ambito di una campagna preparatoria dello scudo fiscale, annuncia di aver aperto un provvedimento sull’eredità di Gianni Agnelli. Il fisco si basa sulle affermazioni di Margherita Agnelli, figlia dell’Avvocato, che da anni sostiene l’esistenza di un patrimonio occulto, nascosto nei paradisi fiscali, la cui entità – anche ammessa l’esistenza – è difficile da stimare, Margherita sostiene sia di oltre un miliardo di euro. Mentre procede la causa civile di Margherita, la prossima udienza è il 12 novembre, l’estate della famiglia si chiude con tensioni crescenti tra gli eredi di Gianni, mentre sul lato industriale le notizie sono positive. Tra luglio e agosto Exor, la holding che controlla la Fiat, ha guadagnato oltre il 14 per cento, approfittando dell’ottimismo sui mercati, mentre il titolo di Fiat è salito da 7,3 a circa 8,2 euro. Sergio Marchionne, l’amministratore delegato, sta cercando casa a Detroit per manifestare – anche fisicamente – il proprio interesse alla gestione di Chrysler, dopo l’alleanza, e il Lingotto ha annunciato ieri la presentazione al salone dell’auto di Francoforte della Punto Evo, nuova versione della Grande Punto.

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02/09/2009 Posted by | Articoli, Il Riformista | , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Vero, falso e mistero: quello che sappiamo dell’Avvocato e il fisco

L’EREDITA’ DI GIANNI. Per ora c’è una sola certezza: l’Agenzia delle entrate sta indagando su presunti (e illeciti) tesori segreti nei paradisi fiscali. Ma i numeri che circolano sono tutti da dimostrare. Tutto parte dalle tesi di Margherita Agnelli: quando è morto Gianni, dice, quello che è stato diviso non era il suo patrimonio complessivo.

L'Avvocato Gianni Agnelli

L'Avvocato Gianni Agnelli

La vicenda della presunta evasione fiscale di Gianni Agnelli e dei fondi esteri che il fisco sta cercando è diventata un caso politico. E anche di storia economica, riportando il dibattito sulla Fiat agli scontri interni alla famiglia proprio quando il gruppo di Torino, con la gestione di Sergio Marchionne, se ne stava emancipando, forte di un profilo sempre più internazionale dopo aver inglobato l’americana Chrysler. Può essere utile fare il punto su quanto davvero si sa – al netto delle speculazioni e dei si dice – della questione.

Di cosa si sta discutendo?

Il dodici agosto 2009 il Tg5 rivela che l’Agenzia delle entrate ha avviato un’indagine sull’eredità di Gianni Agnelli, morto nel 2003, dopo le dichiarazioni della figlia Margherita che – iin una causa civile in corso e interviste – ha sostenuto l’esistenza di un tesoro segreto dell’Avvocato, a lei nascosto al momento della divisione dell’eredità. Circola una stima: tra uno e due miliardi di euro (i legali di Margherita sostengono sia almeno 1463 miliardi), ma essendo capitali di cui ancora deve essere accertata l’esistenza, non sono numeri affidabili.

Perché se ne parla soltanto ora?

L’indagine del fisco era già avviata, ma è stata resa pubblica, per il suo alto valore simbolico, insieme ad altre nel momento in cui il fisco (e il governo) volevano mandare un messaggio di impegno nella lotta all’evasione. Che dovrebbe servire a convincere chi ha portato capitali all’estero a rimpatriarli pagando la penale prevista dallo scudo fiscale (che sarà dettagluiato a breve) invece che lasciarli nei conti stranieri dove, minaccia il fisco, prima o poi verranno scovati. Se davvero esistesse un tesoro riconducibile a Gianni Agnelli, questo non potrebbe essere rimpatriato con lo scudo, perché non si applica ai procedimenti in corso al momento della scadenza per aderirvi, cioè il 15 settembre. Un’altra scadenza che secondo alcuni potrebbe motivare l’esplosione del caso è l’avvicinarsi del 12 novembre, quando il il giudice Brunella Rosso del tribunale civile di Torino si pronuncerà sulla causa che ha visto Margherita Agnelli contro tre alti dirigenti delle holding di famiglia, Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron. Il giudice ha già respinto i 48 capitoli di prova (documenti e richiesta di testimonianze) presentati da Margherita, decisione che è stato interpretata come un segnale di debolezza della figlia di Gianni Agnelli. A questo si aggiunge che, nell’ultima fase del contenzioso, Margherita ha cambiato squadra di legali, cosa che suscita qualche incognita sulle sue strategie future.

Cosa spinge Margherita a scontrarsi con sua madre e tre dei suoi figli?

Nel gennaio del 2003 muore Gianni Agnelli e si apre una complessa partita per la sua successione in cui si deve decidere la spartizione delle sue partecipazioni azionarie (nelle holding che controllano la FIat) e del suo patrimonio personale. Margherita sostiene – anche in tribunale – che il patrimonio diviso non fosse quello complessivo e che una parte sia rimasta nascosta all’estero (nota solo a Gabetti, Grande Stevens, Maron e pochissimi altri). Queste convinzioni maturano però solo in un secondo momento. Dopo la morte dell’Avvocato, infatti, Margherita firma nel 2004 un “accordo tombale”, definitivo, sull’asse ereditario di Gianni Agnelli, che riguarda anche le spettanze della moglie dell’Avvocato, Marella Caracciolo. Nell’ambito di tale accordo, Margherita rinuncia alla sua quota nella catena di comando societario a monte della Fiat, in quella fase sull’orlo del collasso soprattutto per l’andamento del settore auto. Negli anni successivi Margherita ha ammesso che quella decisione si è rivelata un errore, anche perché la spartizione delle quote nella società Dicembre tra i suoi primi tre figli (spartizione che ha detrminato l’ascesa di John Elkann a erede di Gianni) è stata organizzata – sostiene lei – da Gabetti e Grande Stevens alle sue spalle, senza informarla. La battaglia di Margherita ha comportato un detrioramento progressivo dei rapporti con suo figlio John (avuto dal primo marito Alain Elkann, ora Margherita è sposata con Serge de Pahlen) e con sua madre.

Quali prove ha Margherita a sostegno della tesi dell’esistenza di un patrimonio occulto dell’Avvocato?

Il quotidiano Libero sta pubblicando a puntate la storia della successione (firmata da Gigi Moncalvo) che ricostruisce la vicenda dal punto di vista di Margherita. La pistola fumante da lei individuata è un assegno di 109 milioni a lei versato da un soggetto non rivelato dalla banca che lo ha pagato, cioè Morgan Stanley. Quei soldi sono una piccola parte della liquidità che spetta a Margherita nell’ambito dell’accordo tombale, a conguaglio dei beni immobili e mobili già consegnati. Il fatto che Morgan Stalney si rifiuti di comunicare chi ha ordinato il bonifico spinge Margherita a sospettare che ci siano delle sacche di denaro a suo tempo a disposizione dell’Avvocato – nascoste nei paradisi fiscali e conosciute solo, dice Margherita, da Gabetti, Grande Stevens e Maron- di cui lei non aveva contezza. E quindi la spartizione del patrimonio è tutta da rifare, dopo aver conteggiato anche i tesori segreti. Allo stato delle cose, però, niente lascia pensare che la stabilità azionaria della Fiat sia in discussione.

Che cosa rischiano gli eredi di Gianni (John e i suoi fratelli, Margherita e Marella) nell’indagine del fisco?

 Per ora nulla, visto che ancora non è stata dimostrata l’esistenza del tesoro estero che dovrebbe essere frutto dell’evasione fiscale dell’Avvocato. La procura di Torino, subito dopo che l’indagine dell’Agenzia delle entrate è stata resa pubblica, ha chiarito di non aver aperto nessuna inchiesta (anche se potrebbe sempre farlo, qualora emergessero ipotesi di reato). Se davvero dovesse qualcosa di concreto, potrebbero arrivare multe dell’agenzia a chi si è reso responsabile della sottrazione dei capitali all’erario italiano. A complicare la situazione c’è il fatto che Margherita e Marella Caracciolo sono entrambe residenti in Svizzera. Un elemento che può concorrere a chiarire la situazione è l’accertamento sulla cittadinanza svizzera di Marella, messa in discussione da chi l’accusa di detenere oltre frontiera una residenza fittizia, cosa che sarebbe dimostrata dai contratti del personale di servizio e dalla presunta permanenza dei suoi cani (Husky) più a Torino che in Svizzera.

25/08/2009 Posted by | Articoli, Il Riformista | , , , , , , , , , , , , , , | 1 commento