Stato&Mercato

L'economia del "Fatto Quotidiano". Il blog di Stefano Feltri

Consumatori ottimisti ma con pochi soldi


dal Il Fatto Quotidiano dell’11 dicembre

Ieri il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli ha detto che questo sarà “un Natale sobrio, non certamente un Natale di crisi”. La prova – dice Sangalli – è l’indice dei consumi calcolato dall’associazione dei commercianti che è rimasto positivo anche nell’ultima rilevazione di ottobre, per la quinta volta consecutiva. Anche il dato di ieri dell’Istat sembra invitare all’ottimismo, visto che ha confermato una crescita del Pil nel terzo trimestre dello 0,6 per cento (su base annua però crollerà del 4,6).

“Di solito l’ottimismo arriva prima dell’aumento dei consumi”, avverte Albino Russo, capo dell’ufficio studi della Coop. E infatti, da giugno, l’indicatore dell’ottimismo tra i consumatori calcolato da Confcommercio è per la prima volta stabilmente superiore all’andamento dei consumi reali. “Viviamo da molti mesi in apnea, in vitale resistenza alle pressioni degli eventi”, ha scritto il Censis nel suo rapporto annuale descrivendo una situazione che – sperano molti, a cominciare dal governo – potrebbe finire con la stagione dei consumi natalizi. O forse no. Magari se i consumatori che possono cambiare il segno al bilancio delle feste – cioè quelli più giovani – determinassero il successo di massa di un prodotto a sorpresa, come è stato lo scorso anno con la console Nintendo Wii. Secondo l’azienda di consulenza Deloitte i consumi italiani nelle festività 2009 scenderanno del 2,5 per cento rispetto a quelli del 2008 (già un Natale di crisi, anche se soprattutto finanziaria), contro una media europea di -6,3. Anche se le cose cambiano da regione a regione perché dove la disoccupazione è meno grave, come a Roma (città di statali e molti reddiri fissi), i consumi quasi non cambiano.

MENO RICCHI. E’ difficile stimare quanti soldi ci saranno nelle tasche degli italiani al momento di comprare i regali. Ma chi lavora nella grande distribuzione si è già fatto un’idea del clima. Francesco Pugliese, direttore generale del Consorzio nazionale Conad ammette: “Devo dire la verità, noi di segnali di miglioramento ne stiamo vedendo pochi e per mantenere i livelli di vendita stiamo aumentando le promozioni”. Eppure. Tornando al rapporto Censis, si possono leggere i numeri alla base di quella che l’istituto guidato da Giuseppe de Rita chiama “la stressata resistenza delle famiglie”: nel 2009, l’anno del boom della cassintegrazione e dei licenziamenti, il 40 per cento delle famiglie ha cambiato abitudini alimentari e dice di aver tagliato soprattutto gli sprechi. Il 39,7 per cento spiega di considerare sempre di più la convenienza del prezzo come criterio di scelta al momento dell’acquisto. Se si osservano i dati regione per regione, si scopre che è soprattutto nel ricco nord est che scende il cosnumo alimentare (18,3 per cento delle famiglie ha cambiato abitudini di consumo, contro la media nazionale del 15,6). Pugliese spiega che questo si vede bene tra gli scaffali del supermercato: “Il menu sta cambiando, si comprano più uova e meno carne, per avere proteine a un prezzo più basso. Perché, per quanto il prezzo della carne possa scendere per adeguarsi al calo della domanda, le uova saranno sempre più competitive, scendono le vendite di pane e salgono quelle di farina e lievito, segnale che qualcuno preferisce fare da solo”.

MA NON PIù POVERI. La Cgil, commentando il dato sul Pil di ieri, ha detto che “il governo deve intervenire con interventi radicali a partire dalla legge finanziaria”. Ma per ora gli interventi radicali sono quelli dei consumatori sul loro carrello della spesa secondo quello che Russo, dall’ufficio studi della Coop, definisce “un downgrading dei consumi, cioè un comportamente più austero razionalmente concepito”. La strategia di sopravvivenza dei consumatori, soprattutto di quelli che hanno visto un’improvviso calo del reddito (cassa integrazione o mancato rinnovo del contratto) prevede: primo, riduzione degli sprechi e dei consumi non necessari, con un’attenzione diversa alle date di scadenza e alla conservazione; secondo, abbandonando i prodotti di marca e puntando su quelli senza marca (con il solo marchio del distributore) e sui “primi prezzi”, come li chiamano nel settore, cioè i più economici in assoluto. Alla Conad non sono troppo preoccupati per i consumi alimentari di Natale e capodanno, qualcosa si venderà comunque. Il problema è il dopo. Perché, spiega Russo della Coop, “abbiamo già visto comportamenti che si sono confermati anche dopo che la causa scatenante è venuta meno”. Il passaggio dai prodotti di marca a quelli generici è cominciato con l’arrivo dell’euro, nel 2002, poi si è consolidato con l’inflazione del 2007-2008 e ora con la riduzione di reddito da crisi. E chi si abitua a conservare circa lo stesso stile di vita (o almeno volume di acquisti) spendendo meno, più difficilmente tornerà indietro.

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12/12/2009 - Posted by | Articoli, Il Fatto Quotidiano

1 commento »

  1. Ho scoperto che sei un giovane, siccome tutti gli economisti che si atteggiano a dispensatori di saggezza a volte a vanvera, sono abbondantemente pensionabili, sono convinto che una persona come te sia molto adatta ad affrontare problemi economici sotto un’altro punto di vista.
    Mi piacerebbe capire come l’economia attuale sia ancora basata sulla teoria del debito per la crescita eterna. Della giustificazione di una BCE che dovrebbe farsi carico del controllo dell’inflazione, (?) pesando col bilancino tassi che vanno ad influire sulle politiche economiche di interi stati, facendo credere falsità incredibili ed insegnandole pure nelle università, indottrinando menti vergini!
    Esempio, è la teoria del “limite delle risorse”, tutto il mondo è governato partendo da questo assunto, che, se potrebbe valere per le risorse naturali non rinnovabili, non può valere per ciò che è creato dall’uomo, per esempio la moneta/liquidità, derrate alimentari, manufatti ecc.
    Venerdì 11 dicembre il giornale a firma Ida Magli riporta quest’articolo di cui indico il link: http://www.ilgiornale.it/economia/provocazione_quella_sovranita_moneta_mani_private/11-12-2009/articolo-id=406009-page=0-comments=1
    che conferma ciò che ho letto in questi anni di appassionata ricerca.
    Vorrei conoscere la tua opinione a riguardo.
    Concludo facendoti i migliori auguri per la tua carriera giornalistica sul Fatto o per qualunque iniziativa vorrai intraprendere, invitandoti però sempre a porti in una condizione di libertà non accettando mai condizionamenti di nessun tipo.
    Maurizio Ghignatti

    Commento di maurizio ghignatti | 16/12/2009 | Rispondi


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