Stato&Mercato

L'economia del "Fatto Quotidiano". Il blog di Stefano Feltri

CROCI E DELIZIE D’EUROPA


Ieri sono arrivati dati Ocse, assai meno celebrati del superindice che ha tanto entusiasmato il governo due settimane fa: il Pil italiano diminuirà del 4,8 per cento nel 2009, un po’ peggio dell’ultima stima disponibile. Nonostante il rigorismo contabile di Giulio Tremonti il rapporto tra debito e Pil sfonderà il 120 per cento. Se davvero il 2010 andrà come dice l’Ocse, cioè +1,1 per cento, la congiuntura potrebbe tradursi in un inaspettato aiuto per il governo in un anno che potrebbe anche essere di elezioni anticipate. Sarà l’Europa a trascinare l’Italia, con il solito motore francotedesco che dovrebbe ripartire importando i nostri prodotti.

Ma l’Europa potrebbe anche diventare un problema non piccolo dopo la bocciatura della candidatura di Massimo D’Alema a ministro degli Esteri dell’Ue dopo il trattato di Lisbona. Il fatto da un lato dimostra, come ha sottolineato il presidente dei socialisti all’europarlamento Martin Schulz, che il peso diplomatico di questo governo non è all’altezza delle sue ambizioni. Dall’altro mette Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti in condizione di essere quasi obbligati a sponsorizzare la candidatura del governatore della Banca d’Italia Mario Draghi alla guida della Banca centrale europea, quando nel 2011 scadrà il mandato di Jean-Claude Trichet.

Prima c’è però un’altra battaglia da combattere: quella per mandare Tremonti alla guida dell’Eurogruppo, il coordinamento dei ministri economici che è la controparte politica della Bce. La lezione del ministro in Cina, ieri, alla scuola del Partito comunista cinese è stata l’occasione per ricordare il manifesto del tremontismo, aggiornato in vista dell’Eurogruppo: ha richiamato la sua analisi sui legami tra crisi e globalizzazione, evocato il suo progetto (mai decollato nei consessi internazionali) di un global standard per le pratiche economiche, e rinnovato l’invito a riscrivere le norme della finanza. Ha anche ribadito che il G20 non può diventare un G2 sinoamericano, al massimo un G3 con un’Europa che lui vede rafforzata dalla crisi, perché finalmente ha prevalso in modo chiaro la dimensione intergovernativa. Una posizione netta che, forse non piacerà a tutti, ma è una base per la candidatura all’Eurogruppo.

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20/11/2009 - Posted by | Articoli, IL FATTO POLITICO, Il Fatto Quotidiano | , , , , , , , ,

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