Stato&Mercato

L'economia del "Fatto Quotidiano". Il blog di Stefano Feltri

Tremonti all’angolo


Giulio Tremonti

Giulio Tremonti

 

Da ieri la posizione di Giulio Tremonti negli equilibri interni al governo si è complicata un altro po’. “Il Giornale” di Vittorio Feltri ha sparato in prima pagina “La lettera della discordia tra Silvio e Giulio”. Si tratta dell’invito a una conferenza dell’Aspen, l’istituto per le relazioni transatlantiche presieduto dal ministro dell’Economia, per un incontro dell’8 ottobre scorso, a Roma. Tema: “Costruire il dopo e rinnovare la leadership”. Una conferenza – come sempre per l’Aspen – a porte chiuse, anche se un po’ meno del solito, visto che tra gli invitati c’erano new entry come Ignazio Marino e Umberto Veronesi. Un summit “irrituale”, secondo uno dei partecipanti. “Il Giornale” maligna: discutere “del dopo” a ventiquattr’ore dalla sentenza sul lodo Alfano non è stato elegante e Silvio Berlusconi non ha gradito. In realtà l’incontro era già in programma da tempo, tanto che la lettera d’invito è stata spedita il 7 settembre (quando l’unica scadenza nota era la presentazione del think tank di Luca di Montezemolo Italia Futura il 7 ottobre).

A irritare Berlusconi sembra sia stato soprattutto un passaggio troppo esplicito della lettera, il riferimento a “una leadership complessiva sul piano di un consenso che non sia solo immediato e mediatico”. E quanti tipi di leadership mediatica ci sono in Italia? La notizia del giornale, che poteva essere argomento di un retroscena o di un commento, viene sparata in copertina con un’enorme foto di Tremonti. Visti i precedenti, da Dino Boffo a Gianfranco Fini, la scelta editoriale ha anche una rilevanza politica. E Tremonti da giorni temeva che potesse esplodere il “caso Aspen”, soprattutto con una tempistica così infelice: domani, infatti, il ministro dell’Economia sottopone al Consiglio dei ministri il progetto della Banca del Sud, atteso da mesi. Vedere i giornali che si occupano solo dei rapporti con Berlusconi invece che del merito del provvedimento non può che irritare Tremonti.

Anche perché i primi dettagli diffusi dal ministero, tra cui il coinvolgimento delle Poste Italiane e dei loro sportelli, fanno pensare che i prossimi mesi saranno già difficili a prescindere dalle tensioni politiche. Se la Banca del Sud sarà un’istituzione privata, come annunciato, garantire il suo accesso alla rete dei 15mila sportelli postali può creare problemi di concorrenza e perplessità antitrust (sia a livello europeo che italiano), visto che le altre banche potrebbero lamentare una concorrenza sleale sponsorizzata dal governo. I tempi, comunque, non saranno brevissimi: ieri il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola ha smentito ogni contrasto con Tremonti, ma ha spiegato che entro Natale “si attiverà una cabina di regia a palazzo Chigi” per decidere un piano di interventi per il Sud.

Chi segue da vicino le mosse tremontiane invita a non sopravvalutare la questione Aspen, perché sull’agenda del ministro ci sono temi più urgenti di una successione a Berlusconi (sulla quale, comunque, il ministro riflette da tempo). Il primo è proprio la Banca del Sud, una misura strutturale – e non solo anticrisi – che serve a Tremonti per rifarsi delle difficoltà recenti su altri dossier. “La sconfitta che gli brucia di più è quella sul global legal standard, i principi per riformare la finanza internazionale proposti dal G8 italiano che sono caduti nell’irrilevanza nel dibattito internazionale”, dice una persona che lo conosce bene. Quella più politica, però, è la questione dei Tremonti-bond, le obbligazioni sottoscritte dal Tesoro che le due grandi banche Intesa Sanpaolo e Unicredit hanno rifiutato. Alessandro Profumo, di Unicredit, ha già spiegato che era meglio fare un aumento di capitale e tenere il ministero fuori dal bilancio e quindi dalla gestione. Banca Intesa ieri ha comprato un’intera pagina del “Foglio” per spiegare che è perfettamente in grado di finanziare le piccole imprese anche senza i Tremonti-bond (che a questo dovevano servire, oltre a rafforzare la patrimonializzazione delle banche). Il ministro, poi, non ha gradito che il presidente dell’Associazione bancaria italiana, Corrado Faissola, si sia incontrato con Gianni Letta a sua insaputa proprio nei giorni in cui Tremonti discuteva del futuro della leadership e Berlusconi, stando ai “si dice”, all’ultimo Consiglio dei ministri, avrebbe esordito salutando i “provvisoriamente ministri” (e in mano avrebbe avuto la lettera di invito al seminario dell’Aspen). Ci si è messa anche l’Unione europea a complicare la vita del ministro che nei mesi della crisi si è presentato come la vestale dell’austerità contabile: lui, che ha negato ogni spesa di emergenza e ha imposto tagli a quasi tutti gli altri ministeri, ha dovuto incassare l’apertura della procedura di infrazione contro l’Italia perché ha sforato il deficit e che dovrà trovare 15 miliardi di euro all’anno per i prossimi tre-quattro anni, tra riduzioni di spesa e nuove tasse. Il tutto mentre il debito pubblico marcia verso il 118 per cento del Pil.  

Nei corridoi si racconta che Tremonti abbia sempre pronta una lettera di dimissioni, da usare come arma contrattuale. Anche se, nella sintesi del convegno Aspen, si legge che “un leader responsabile è innanzitutto consapevole di quanto il processo di ‘costruzione del dopo’ debba e possa dipendere dalla conoscenza e dalla gestione del processo nel presente”. Tradotto: il leader del futuro è più credibile se già oggi ha la possibilità di stare al governo

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15/10/2009 - Posted by | Articoli, Il Fatto Quotidiano | , , , , , ,

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