Stato&Mercato

L'economia del "Fatto Quotidiano". Il blog di Stefano Feltri

Due Nobel oltre la crisi


Elinor Ostrom e Oliver Williamson

Elinor Ostrom e Oliver Williamson

dal Fatto Quotiidiano del 13 ottobre

Quest’anno il Nobel per l’economia poteva andare al molti economisti che avevano previsto la crisi o, almeno, ne avevano colto la natura più profonda. Da Robert Shiller a Kenneth Rogoff a Nouriel Roubini. Invece l’accademia di Stoccolma ha diviso a metà la medaglia e l’ha assegnata a due professori le cui idee saranno utili quando il dibattito economico tornerà a occuparsi del mondo dopo la grande recessione e di temi diversi dai mutui subprime e dai credit default swap.

Il Nobel all’Economia va per la prima volta a una donna (quello degli economisti è un club molto maschile), Elinor Ostrom, 76 anni dell’Univeristà dell’Indiana. La Ostrom si occupa di risorse comuni (soprattutto quelle naturali) cui è difficile associare un prezzo perché sfuggono ai diritti di proprietà individuale.

Il contributo della Ostrom è stato dimostrare come il modello più efficiente non sia per forza l’accentramento burocratico, in cui le decisioni le prende un’autorità dall’alto, oppure l’altro estremo, la privatizzazione. Applicando le scienze cognitive all’economia, la Ostrom ha dimostrato come i soggetti che devono gestire un bene comune spesso sviluppino meccanismi di auto-organizzazione più efficienti di quelli imposti dall’esterno. Un segnale – così l’ha letto anche Robert Shiller – che anche all’accademia di Stoccolma è finita l’egemonia culturale dell’econometria che aveva ridotto l’economia a una branca della statistica. Tornano a essere importanti le interazioni e le caratteristiche dei singoli e delle comunità, non solo la razionalità e la massimizzazione dell’utilità alla base dei modelli neoclassici.

L’altra metà del Nobel è andata a Oliver Williamson, 77 anni, un professore dell’Università dell’Indiana, che ha studiato un problema decisivo in questi anni di globalizzazione: perché esistono le imprese conglomerate? Quanto e come bisogna esternalizzare e quanto produrre all’interno? Williamson si è occupato di temi simili a quelli che hanno fruttato il Nobel a Paul Krugman lo scorso anno. Come la geografia e il contesto determinano l’assetto dei gruppi industriali. In pillole: quando il contesto per il business è favorevole e tutto funziona, è meglio comprare beni e servizi sul mercato. Quando l’ambiente è più ostile e le relazioni con l’esterno più difficili, allora meglio produrre tutto dentro le mura della stessa fabbrica. Anche questa metà del premio serve a dimostrare che Stoccolma ha imparato la lezione della crisi: il mondo è più complesso di quello che risulta dagli eleganti modelli matematici popolari negli atenei anglosassoni (e pure alla Bocconi).

Annunci

13/10/2009 - Posted by | Articoli, Il Fatto Quotidiano | , , ,

Non c'è ancora nessun commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: