Stato&Mercato

L'economia del "Fatto Quotidiano". Il blog di Stefano Feltri

INCUBO NELL’URNA


da “Il Fatto Quotidiano” del 9 ottobre

urna elettorale

In queste ore le persone normali, fuori dai palazzi romani, si chiedono una cosa: dopo la bocciatura del lodo Alfano ci saranno elezioni anticipate?

Tutto può succedere, ma per ora sembrano pochi i soggetti con gli incentivi a chiederle. Partiamo dall’opposizione: il Pd è perso nelle sabbie mobili congressuali che gli impediscono di immaginare qualsiasi strategia futura. Chiunque vinca non sarà in grado di consolidare una leadership in pochi mesi e poi andare alle urne. E poi con quali alleati? Un nuovo Ulivo allargato alla sinistra radicale, un’intesa con l’Udc o di nuovo la vocazione maggioritaria e quindi perdente di Walter Veltroni?

Pierferdinando Casini, leader dell’Udc, è il naturale primo ministro di un governo transitorio sostenuto da una maggioranza trasversale (che per ora non esiste) o il candidato a palazzo Chigi di un Pd allargato al centro. Una specie di nuovo Prodi, si parva licet. Ma andare ora alle elezioni rischia di far saltare i suoi progetti di medio termine. Solo Antonio Di Pietro ha una ragione valida per correre alle urne: capitalizzare la tensione estrema del momento e consolidare il suo 8% (incassato alle europee) e magari salire oltre il 10, non certo per puntare al governo.

Nella maggioranza Silvio Berlusconi ha la forte tentazione di dimostrare che il voto batte le sentenze, ma non avrà il 51% da solo, quindi rischia di ritrovarsi tra un anno circa con gli stessi alleati ed equilibri di oggi, perdendo però tempo prezioso (per lui, che dal governo può ostacolare meglio i suoi processi, oltre che per il Paese). Gianfranco Fini si sta ritagliando il ruolo di rappresentante di una destra istituzionale e pacata che – con Berlusconi politicamente vivo – molti scommettono si dimostrerà inesistente nell’urna. Anche per lui è meglio aspettare e rafforzarsi mentre il Cavaliere si logora. La Lega nord – ha detto Bossi – è pronta al voto. Ma ha altre priorità: i leghisti hanno cambiato obiettivo, non più condizionare il governo centrale, ma conquistare almeno una delle tre regioni in cui da vent’anni sono quasi egemoni. Per loro il voto decisivo è quello delle regionali in Veneto e forse in Piemonte. Ultima cosa: Berlusconi dovrebbe chiedere alla propria maggioranza di sfiduciarlo e avere il capo dello Stato collaborativo  che non gli metta tra i piedi un “governo del presidente”. Due condizioni, soprattutto l’ultima, al momento difficili.

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09/10/2009 - Posted by | Articoli, IL FATTO POLITICO, Il Fatto Quotidiano | , , , , , , ,

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