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L'economia del "Fatto Quotidiano". Il blog di Stefano Feltri

Guai a chi tocca Silvio, Piersilvio e Mondadori. Ora parla Marina


Dinasty? La primogenita della seconda generazione berlusconiana parla al “Corriere” senza nominare la sorellastra Barbara, che potrebbe contenderle la guida dell’editoria, mentre continua la trattativa sul divorzio di Veronica Lario, complicata dalle rivelazioni sulle escort. “Fortune” l’ha indicata ieri come la decima donna più potente al mondo.

Marina Berlusconi

Marina Berlusconi

Come si inserisce l’intervista al Corriere della Sera di Marina Berlusconi di ieri nella trattativa sulla separazione di Silvio Berlusconi e Veronica Lario? Se ne conoscono pochissimi dettagli, ma nella lunga estate di Berlusconi, iniziata con Patrizia D’Addario e finita con Noemi alla mostra del cinema di Venezia, il negoziato all’interno della famiglia è continuato.

Nuovi equilibri

Bisogna tener presente questo nel leggere le parole di ieri di Marina sul Corriere, lo stesso giornale che due giorni prima aveva lanciato in prima pagina (e in due paginoni interni) la pubblicazione dei verbali dell’inchiesta di Bari. Dallo scoop sono emersi dettagli sulle serate di Berlusconi e sulle sue frequentazioni femminili, quante donne e quanti incontri, che mettono Veronica nella posizione di forza di una moglie tradita che avrebbe gli argomenti per ottenere un divorzio “per colpa”. «Stiamo parlando di aziende quotate, che creano ricchezza, che fanno informazione e cultura. Non siamo le casette del Monopoli che si prendono e si spostano di qui e di là», ha ricordato Marina nell’intervista, premettendo che non vuole parlare delle rivalità interne alla famiglia, soprattutto tra i due rami (quello dei figli di Veronica e quello dei figli della prima moglie, Carla Elvira Dall’Oglio). L’intervista però entra nel merito, anche se Barbara non viene mai direttamente nominata. «A oggi non c’è nessuna lotta. E, se mio padre è uomo giusto ed equo, non ce ne saranno nemmeno in futuro», aveva detto la venticinquenne Barbara in un’intervista a Vanity Fair all’inizio di agosto, in cui c’era anche un passaggio riferito a Marina: «La passione per l’editoria, e mio padre ha sempre visto in me delle qualità che potevano essere adeguate per questo settore. Lui ha sempre pensato che, quando ne avessi avuto le capacità, mi sarei occupata di Mondadori». Nella sua prima intervista da allora, Marina ha risposto ieri proprio da presidente di Mondadori (ha tante altre qualifiche, tra cui un seggio nel consiglio di amministrazione di Mediobanca e la presidenza di Fininvest nel cui cda siede anche Barbara) rivendicando i suoi successi di editrice, l’ultimo dei quali è il lancio della versione francese del femminile Grazia: «Ai miei due figli, che hanno uno cinque e l’altro sei anni e mezzo, sto leggendo dei libri sulla mitologia greca. E loro ascoltano le storie di Teseo, Achille, Ulisse, con la bocca spalancata. Storie che hanno qualche millennio. Ma che sono in realtà senza tempo, perché sanno soddisfare l’eterno bisogno dell’uomo di emozionarsi, di far correre la fantasia, di conoscere, di capire. Fare l’editore significa saper soddisfare questo bisogno. Ed è per questo che credo sia un mestiere eterno e anche uno dei più complessi e affascinanti». E l’allusione all’eternità del mestiere sembra un’indiretta ma abbastanza esplicita replica a Barbara: nella ripartizione dell’impero berlusconiano alla seconda generazione la Mondadori è da considerarsi già assegnata. A Marina.

Figli e poltrone

Parole che vanno inserite in un contesto complesso. Ben poco è trapelato dalle trattative tra i due rami della famiglia Berlusconi, ma una cosa si è capita: oltre a quello dei soldi, il nodo da sciogliere è quello che riguarda i ruoli operativi. Quanto alla divisione degli asset, per ora è ancora in vigore il cosiddetto “Lodo Chiomenti”, siglato nello studio legale da cui prende il nome nel 2005, prima dell’inizio delle tensioni pubbliche tra Veronica e Berlusconi (mancavano due anni alla lettera a Repubblica sulla serata dei Telegatti e le scherzose proposte di matrimonio a Mara Carfagna, che all’epoca non era ministro). In quell’occasione aveva prevalso la linea Marina-Piersilvio, cioè la divisione “per letti”: il patrimonio, inteso come le holding di controllo dell’impero, veniva diviso a metà. Una – composta da due metà uguali – ai figli di Carla Elvira Dall’Oglio e l’altra, somma di tre quote paritetiche, tra Barbara, Eleonora (che in estate si è laureata in Economia a New York) e Luigi. Poi le cose si sono complicate: Barbara ha iniziato a manifestare l’interesse per la Mondadori, Luigi – oltre a quello per la finanza – ha esplicitato il suo attaccamento al Milan, di cui Marina invece si libererebbe volentieri. Una delle ipotesi che circolano in questi mesi è che nelle stanze degli avvocati si stia discutendo una nuova soluzione di compromesso: nell’ambito della definizione degli equilibri post-divorzio, Marina e Piersilvio restano alla guida di Mondadori e Mediaset, rispettivamente, ma si impegnano formalmente a farsi da parte tra una quindicina di anni, quando Barbara e Luigi (di Eleonora non è chiaro il coinvolgimento) avranno fatto abbastanza esperienza da essere pronti a prendere la guida delle società chiave del gruppo. Il corollario è che a quel punto tanto Marina che Piersilvio avranno voglia e risorse economiche per cimentarsi con altre sfide. Nell’intervista di ieri va infatti rilevato come Marina si sia spesa molto a difesa del lavoro di Piersilvio, nobilitandolo a inventore «dal nulla e in pochi anni di un nuovo business, quello della tv a pagamento», riferendosi alle offerte di Mediaset premium che fanno concorrenza a quello che è diventato uno degli avversari principali della galassia aziendale berlusconiana, cioè Sky di Rupert Murdoch, di cui si occupa sempre più attivamente il figlio James che ha la delega per l’Italia.

Difesa a oltranza

Poi c’è il lato politico. Marina nell’intervista difende la condotta del padre in questi mesi, mentre Barbara, sempre nell’intervista a Vanity Fair era stata più critica, arrivando a dire che «un politico non ha privato». Dice Marina: «Tutto questo ha dato ancora di più a me come figlia la misura della grandezza e della qualità umana di mio padre e dell’enorme distanza tra lui e chi ha cercato di distruggerlo in quel modo». Chi cerca di decifrare tra le righe indizi di una possibile successione dinastica diretta – «Basta con la dinasty», premette lei – da Silvio a Marina, ha trovato qualche spunto nell’intervista, in cui la presidentessa di Mondadori si spinge a fare un’analisi politica della situazione, oltre che da figlia del presidente del Consiglio. Dice all’intervistatore: «Sa da dove tutto è partito? Dal fatto che un’opposizione di cui si sono perse le tracce ha lasciato il suo mestiere, da troppo tempo, nelle mani di alcune testate ben precise e di un gruppetto di magistrati: addio politica, avanti con i dossier, i pettegolezzi, il fango». Nel pomeriggio le agenzie battono la notizia che la rivista Fortune ha inserito Marina tra le 50 donne più potenti nel business (è decima), un mese dopo che Forbes, in un’analoga hit parade, l’aveva indicata come più influente perfino di Michelle Obama. Si rafforza quindi l’immagine di Marina come un’imprenditrice di successo che capisce la politica, erede anche in questo del padre. Ma è troppo presto per trarne conclusioni dinastiche. Per ora la priorità resta superare con meno danni possibile la fase della separazione tra Silvio e Veronica.

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12/09/2009 - Posted by | Articoli, Il Riformista | , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

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