Stato&Mercato

L'economia del "Fatto Quotidiano". Il blog di Stefano Feltri

Giulio e gli economisti


Questo è il mio editoriale apparso ieri sul Riformista

Il Divino Otelma

Il Divino Otelma

 

Sedici economisti hanno risposto ieri alle accuse di Giulio Tremonti che dal Meeting di Cl aveva attaccato l’intera categoria, tacciando i suoi esponenti di essere dei maghi più che degli scienziati (l’autorevole Divino Otelma condivide l’accusa).Una lettera aperta pubblicata da Corriere e Repubblica che arriva dopo un anno di frecciate, di inviti al silenzio. All’intervento di Tremonti era seguito il silenzio. Nel day after il Riformista aveva cercato di intervistare alcuni dei più influenti economisti italiani che, però, non se la sono sentita di entrare in polemica con il ministro. Adesso si sono mossi collettivamente, in modo da avere una maggiore massa d’urto, professori e tecnici con diverse specializzazioni e sensibilità, dai bocconiani Marco Onado, Franco Bruni e Francesco Giavazzi a Luigi Guiso e Lucrezia Reichlin. L’unione fa la forza ma offre un assist a Tremonti, perché lo aiuta a legittimare la sua abitudine a trattare gli economisti come una categoria monolitica, tutta incapace di prevedere la crisi (non è vero) e di suggerirne vie d’uscita (neanche questo è vero). Visto che il ministro ha ingaggiato una dialettica culturale con gli economisti, non si vede perché questi non possano rispondergli da pari, affrontandolo sullo stesso terreno intellettuale in singolar tenzone. Tanto più che molti dei firmatari, da Giavazzi a Boeri a Onado, sono prestigiosi editorialisti dei grandi giornali e hanno quindi l’occasione e il seguito necessari a incidere nel dibattito pubblico. Lo hanno fatto in passato, ma da qualche tempo si limitano a incassare e in questi giorni hanno scritto d’altro. La dinamica che si sta delineando, economisti versus Tremonti (tributarista illustre ma che non ha studiato economia bensì diritto) ha diversi effetti collaterali sulla qualità del confronto delle idee. Il primo è che molte cariche pubbliche di grande rilievo sono ricoperte da economisti. Dal governatore di Bankitalia Mario Draghi a Gianpaolo Galli, direttore generale di Confindustria, a Lorenzo Bini Smaghi, membro del board della Banca centrale europea. Polarizzare il confronto significa che ogni parola di questi economisti verrà analizzata e interpretata come un fendente verso Tremonti o a sua difesa (dimentica forse il ministro che autorevoli economisti lo hanno sempre sostenuto o almeno trattato con riguardo, come Alberto Quadrio Curzio e Marco Fortis?) invece che come un normale contributo al dibattito.C’è poi un altro aspetto da considerare. La soluzione della crisi è affidata tanto agli economisti quanto ai politici di professione. Entrambi possono sbagliare e hanno sbagliato: come ha spiegato Bruni nel suo ultimo libro, molti economisti avevano contezza della bolla immobiliare americana e molti altri degli squilibri macroeconomici e monetari. Ma pochi hanno capito la relazione tra i due problemi che hanno generato la crisi attuale. Anche i politici, però, sbagliano: nel Dpef triennale firmato da Tremonti l’11 giugno 2008, si prevedeva per quest’anno una crescita del Pil dell’1,5%. E su quelle basi è stata impostata la politica del Governo. Invece il Pil calerà di oltre il 5% (come ha riconosciuto il Governo nel Dpef 2010-2014 dopo mesi di polemiche). L’intuizione tremontiana che qualcosa di terribile stava per succedere – accusano i sedici economisti nella lettera – non sembra aver inciso sulla capacità programmatica del Governo. Un dibattito con toni più pacati tra politica e accademia potrebbe beneficiare entrambi, evitando di perdere tempo prezioso nel rinfacciarsi reciproche mancanze. Favorendo l’evoluzione teorica che è già cominciata nell’università – per metabolizzare la crisi – e costringendo chi è al governo a discutere delle proprie decisioni operative e delle loro conseguenze.

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05/09/2009 - Posted by | Articoli, Il Riformista | , , , , , , , , , , , ,

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