Stato&Mercato

L'economia del "Fatto Quotidiano". Il blog di Stefano Feltri

La lunga estate di Corrado Passera


PASSERA

Corrado Passera, consigliere delegato di Intesa

 

Ieri Corrado Passera, capo operativo di Intesa Sanpaolo, ha presentato agli analisti e al mercato i conti semestrali della banca che dirige. Per essere risultati da tempo di crisi, non si può lamentare: l’utile netto nel secondo trimestre è stato di 513 milioni, il primo semestre si attesta quindi a 1,6 miliardi circa, la metà dei 3,1 della prima metà del 2008. I problemi della crisi non sono certo spariti, perché i “crediti deteriorati”, cioè quelli sul cui valore è legittimo avere qualche dubbio, sono saliti dagli 11 miliardi di fine 2008 ai 16,6 del 30 giugno scorso, con un aumento di oltre il 44 per cento. Nonostante queste incognite e i 18 milioni (pochissimi, a cui va però sommata a più vasta “area di contagio”) ancora investiti in prodotti collegati direttamente ai mutui subprime americani, Passera ha spiegato agli analisti che la banca è in grado di garantire la «redditività sostenibile», sfruttare la crisi per ridurre i rischi eccessivi presi prima.

La presentazione del bilancio semestrale chiude un’estate che per Passera non è stata di vacanza. Mentre Alessandro Profumo, dopo aver progressivamente risollevato la sua banca dopo le tribolazioni di fine 2008, è da mesi assente dalle cronache, sul tavolo del capo di Banca Intesa restano aperti molti dossier ad alta sensibilità mediatica. A partire dal lungo crollo dell’impero immobiliare di Luigi Zunino: ieri il consiglio di amministrazione della sua società, Risanamento, ha deciso di rinviare l’approvazione della relazione sulla gestione a martedì prossimo, quando scadrà il termine per presentare il piano di ristrutturazione dell’azienda immobiliare che doveva costruire il futuro immobiliare di Milano e invece è collassata sotto il peso di debiti insostenibili. Quello che succederà dipende tutto dalla disponibilità delle banche a farsi carico di una parte delle passività e proprio Banca Intesa è la più esposta, con 476 milioni. E questa è una vicenda finanziaria dalle dimensioni rilevanti che – a seconda di come si concluderà – diventerà una voce importante nel bilancio estivo personale di Passera. Un’altra è la voce Alitalia. Soltanto un anno fa, la formazione della Cai per assorbire la parte sana dell’ex compagnia di bandiera era stata l’impresa principale con la quale Passera era riuscito ad accreditarsi come banchiere di sistema, portabandiera dell’idea che una grande banca con forti radici nazionali ha responsabilità che non sono solo la massimizzazione del profitto. Nell’estate 2009 il giudizio su quell’operazione si è fatto più sfumato: la nuova Alitalia assomiglia sempre più alla vecchia, tra ritardi e bagagli smarriti, mentre continuano a circolare voci di tensioni nell’azionariato di Cai (ne fa parte anche Intesa, già advisor del governo nella privatizzazione). I buoni rapporti con il governo Berlusconi consolidati durante quei mesi sembrano ora un po’ meno solidi. Al meeting di Rimini Passera ha bocciato con una battuta il progetto di una Banca del Sud a cui sta lavorando il ministro Giulio Tremonti e ha auspicato «una scossa» per uscire dalla crisi, la stessa parola che aveva già usato in un’intervista di un mese prima a Massimo Giannini di Repubblica. E con una battuta gli ha replicato il ministro Maurizio Sacconi, «speriamo che la scossa non venga dalla sua banca». Visti i conti di ieri sembra poco probabile, ma è un segnale che il rapporto dialettico si è fatto più aspro, nonostante l’accordo del tre luglio con cui Intesa si è impegnata a garantire credito alle piccole e medie imprese (che restano però marginali nella strategia del gruppo, il portafoglio crediti è composto solo al sei per cento da finanziamenti «small business»).
Anche su un altro fronte estivo è troppo presto per trarre conclusioni: l’Antitrust ha dato tempo fino alla fine del 2009 a Crédit Agricole e alle assicurazioni Generali per risolvere quel rapporto (un «patto di consultazione»), cioè un’intesa tra due grandi azionisti di Intesa, che ha allarmato l’autorità per la concorrenza: il rischio è una multa miliardaria. Ha detto ieri Passera: «Sono sicuro che i nostri azionisti non creeranno danni o fastidi alla nostra banca, ma posso certamente dirvi che, nel caso dovesse succedere ma sono sicuro che non succederà, in quel caso non pagheremo il costo di comportamenti dei nostri azionisti che non siano accettati dall’Antitrust». Per ora è però soltanto un auspicio. C’è poi un dossier minore che potrebbe creare qualche frizione ulteriore con Tremonti: Intesa, lo ha detto Passera sempre al meeting di Rimini, si sta interessando al destino di Delta, piccola banca bolognese che ha un rapporto sospetto con la Cassa di San Marino, una delle casseforti degli evasori. E proprio ieri Tremonti si è incontrato con il suo omologo sanmarinese in previsione dello scudo fiscale di settembre. Se il bilancio estivo di Intesa San Paolo, quindi, è buono per consolidare quello personale di Passera è forse troppo presto.

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29/08/2009 - Posted by | Articoli, Il Riformista | , , , , , , , ,

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