Stato&Mercato

L'economia del "Fatto Quotidiano". Il blog di Stefano Feltri

Il Fantacalcio è come la Borsa, ma senza la crisi


amauri

Troppo semplice liquidarlo come la valvola di sfogo di un popolo di allenatori da poltrona, che vogliono un surrogato dell’esperienza sul campo. Con il campionato di Serie A, da ieri, è tornato anche il Fantacalcio che è soprattutto un gioco, ma anche una spia dell’evoluzione antropologica dell’italiano pallonaro. Non più una copia sbiadita del campionato reale, ma un suo derivato (come certi prodotti finanziari dipende da un’attività sottostante ma vive di vita propria). E si evolve con la società in cui si muovono i suoi giocatori, da attività socializzante a sfida solitaria contro una schiera di anonimi fantallenatori.

Partiamo dai fondamentali. Il Fantacalcio funziona così: ogni giocatore si sceglie una formazione di undici titolari più eventuali riserve alla vigilia delle partite domenicali, osserva i risultati e le pagelle che i giocatori ottengono su un giornale di riferimento, calcola il punteggio totale della squadra determinato dalla somma dei voti individuali più i bonus positivi dovuti a gol fatti, assist e rigori parati e quelli negativi (gol subiti, rigori sbagliati, ammonizioni ed espulsioni). Su questo scheletro si possono costruire un notevole numero di varianti. Il brand “Fantacalcio” è di proprietà del Gruppo Espresso, creato dallo Studio Vit oltre vent’anni fa che ne ha steso anche il regolamento standard, ma questo non ha impedito la nascita di decine di fantacampionati paralleli di cui il più famoso è forse il Magic Cup della Gazzetta dello Sport.

Quando il Fantacalcio inizia ad affermarsi, tra la seconda metà degli anni Novanta e i primi Duemila, è un’esperienza collettiva. Il campionato della Gazzetta è cosa per pochi stakanovisti del pallone che comprano il giornale tutti i giorni, si sottopongono alla trafila di telefonate a numeri a pagamento, dettatura dei nomi o dei codici dei calciatori e ogni settimana comunicano la formazione aggiornata. Per gli altri la sfida è più casalinga. E, se proviamo ad analizzarlo con le categorie della teoria dei giochi, la versione amatoriale riesce a trovare una sua efficienza. A partire dalla formazione delle rose a disposizione dei partecipanti.

I prezzi della Gazzetta sono fissati dall’alto: ogni partecipante dispone di 250 magic milioni e, rispettando quel budget, deve acquistare tre portieri, otto difensori, altrettanti centrocampisti e quattro attaccanti. Nel Fantacalcio informale, invece, si procede con l’asta: tutti i giocatori valgono un milione, poi si rilancia finché qualcuno non lascia. Un meccanismo che massimizza l’efficienza: nel gioco i difensori e i portieri sono meno importanti (perché segnano poco e ottengono raramente voti estremi, in alto o in basso), quindi nell’asta si tende a non rilanciare troppo tenendo le risorse per scatenarsi sugli attaccanti, gli elementi decisivi. Con i prezzi amministrati dall’organizzatore del gioco, tipo la Gazzetta dello Sport,un giocatore come la mezzapunta milanista Pato viene valutato 33 milioni, cioè tre volte il terzista della Roma Cicinho. In un’asta, invece, il rapporto sarebbe probabilmente stato molto più alto, perché i prezzi degli attaccanti tendono a salire, soprattutto per quelli titolari (mentre quelli di tutte le riserve si livellano verso il basso, tendendo a uno).
Nel Fantacalcio amatoriale si procede per scontri diretti (non conta fare più punti di tutti gli altri, ma soltanto superare l’avversario di giornata), così che tutti i giocatori hanno l’incentivo a vigilare sulla correttezza dei calcoli; ogni singolo calciatore può essere posseduto da un singolo giocatore, con l’effetto che il meccanismo diventa più competitivo perché è più difficile comporre una squadra di titolari (scegliendo i giocatori a inizio stagione) ed è fondamentale anche una conoscenza delle squadre minori.
Negli anni, però, le versioni ufficiali del Fantacalcio si sono evolute, trasformando un’attività socializzante in una passione individualistica. Prendiamo il caso di quello oraganizzato dalla Repubblica. Si gioca gratis, a differenza che in quello della Gazzetta. Ogni partecipante può formare tre squadre, spendendo 300 fantamilioni, e compete in un’unica lega nazionale con tutti gli altri concorrenti. Ci sono premi ogni giornata per i primi classificati e premi finali, più ricchi. Tutti possono avere gli stessi giocatori (nessuno ha l’esclusiva su Buffon o Eto’o, per fare un esempio). E nessuno conosce gli sfidanti, nascosti dietro anonimi nickname.
C’è un’altra novità importante: le quotazioni dei giocatori si aggiornano durante il campionato e il mercato è sempre aperto. Ogni settimana, quindi, si può comprare e vendere l’intera rosa. Diventando più ricchi o più poveri (sempre solo in fantamilioni, però): un giocatore come Giampaolo Pazzini, nello scorso campionato, passando dalla condizione di panchinaro della Fiorentina a bomber inamovibile della Sampdoria si è rivelato un ottimo investimento. Il gioco diventa così sempre più simile al Superenalotto o, per restare in ambito calcistico, al Totocalcio: l’abilità sta tutta nell’individuare la combinazione vincente della settimana – il “Top 11” – sulla base della probabilità che il giocatore scenda in campo (ci sono faccine sorridenti o tristi a seconda che superi o no il 50 per cento), delle statistiche e della possibilità che venga rivalutato consentendo così, se necessario, di venderlo comprando un altro giocatore altrettanto forte. O magari di vendere due difensori rivelazione per permettersi un goleador affidabile.

Come succede talvolta anche alla Borsa, il Fantacalcio si sgancia così dai fondamentali: non è più importante conoscere la storia dei club e dei singoli, studiarsi biografie e statistiche durante l’estate per arrivare a settembre in condizione di fare le scelte migliori e, sapendone più degli amici, accaparrarsi le promesse o lasciare ad altri i sicuri bidoni esotici (l’elenco è lungo, da Quaresma a Julio Baptista). Tutto quello che conta è essere rapidi, cogliere i trend, fare investimenti spregiudicati ed essere pronti a scaricare anche il giocatore amato appena inizia a svalutarsi perché non rende o perché si è infortunato: tenere immobilizzati i fantamilioni è troppo penalizzante. Meglio liberarsi anche di Francesco Totti, quando non è al meglio, e investire su, per dire, Osvaldo e poi ricomprare il pupone quando torna a segnare.
Può sembrare un calcio con poco cuore e molta speculazione, ma è il modello che si è affermato in questi anni. Il sito internet di scommesse betfair.it ha fatto la sua fortuna proprio applicando questi principi: commissioni bassissime e meccanismi da Wall Street, con scommesse tra utenti e non solo contro il banco che funzionano come le opzioni in Borsa. Si scommette su un evento, per esempio la vittoria dell’Bari oggi contro l’Inter, piuttosto improbabile. Se per caso Kutuzov dovesse segnare a Julio Caesar, a quel punto conviene coprirsi puntando sulla vittoria dell’Inter, scommettendo su un evento che è diventato meno scontato e quindi più reddittizio. Comunque vada a finire il match (si può fare una puntatina anche sul pareggio), qualcosa si vince: e facendo bene i conti sulle commissioni e sulle vincite/perdite ponderate per la probabilità, si può uscirne sempre soddisfatti. Con un po’ di fortuna.

Il calcio virtuale privato della sua dimensione socializzante, però, a molti non basta più. La storia del sito Fantagazzetta.com (niente a che spartire con la Gazzetta dello Sport), rappresenta bene il cambiamento: nasce come supporto a un gruppo di otto amici che giocano tra loro al Fantacalcio. Poi viene aperto al pubblico per offrire consulenze, statistiche, un campionato di Fantacalcio nazionale e articoli originali scritti dagli utenti che, come spiega uno dei fondatori, Nino Ragosta,«ormai sono una comunità di 200mila persone, con un tasso di fedeltà altissimo, che ci segue tutti gli anni».
Ragosta e i suoi amici, poi soci, hanno lentamente trasformato la passione in business e ora, con la società Quadronica, gestiscono diversi siti di Fantacalcio che raccolgono pubblicità sufficiente a ripagare i costi e i nuovi investimenti (hardware e contenuti) motivati dal crescente successo di pubblico. «Con le leghe nazionali, però, non conosci più il tuo avversario, diventa una cosa anonima», spiega Ragosta. Per questo nel loro sito e in quello gemello Fantagenius stanno cambiando ancora. Ora offrono la possibilità di creare minileghe tra amici: si torna al modello artigianale ma con Fantagazzetta che offre il supporto tecnico. E, per superare l’asetticità che trasforma i calciatori in un insieme di statistiche, per chi gioca a Fantagenius si possono vincere ogni settimana caricature da scaricare (i “Campioncini, li vedete in questa pagina) che permettono poi di avere dei bonus in classifica. Anche Sky, che ha un Fantacalcio molto simile a quello di Repubblica (più esplicitamente funzionale a promuovere i contenuti dell’azienda), si è accorto che ora gli utenti vogliono di nuovo il rapporto umano. E consiglia loro di aggregarsi in fan club, tipo tutti i Romanisti insieme, per ridurre l’isolamento del fantaallenatore.

Tutto troppo complicato? Senza dubbio è più semplice scendere in strada e tirare due calci a un pallone. Dipende se uno preferisce far lavorare il cervello o i polpacci.

Annunci

23/08/2009 - Posted by | Articoli, Il Riformista | , , , , , , , , , , ,

Non c'è ancora nessun commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: