Stato&Mercato

L'economia del "Fatto Quotidiano". Il blog di Stefano Feltri

La Borsa non crede al potenziale di M&C


CARLO DE BENEDETTI. Passata la febbre da opa, ora rimane da capire quanto vale l’azienda che l’editore di “Repubblica” ha deciso di non vendere più. L’operazione Treofan non spiega tutto.

Le mosse di Carlo De Benedetti a Piazza Affari e dei suoi alleati (ex, futuri e sospetti) continuano ad essere l’enigma estivo su cui si esercitano gli analisti finanziari e la Consob. La commissione che vigila sulla Borsa ha diffuso ieri una fotografia aggiornata di come è spartito il capitale rimasto in circolazione del fondo Management&Capitali, dopo che il 13 per cento delle azioni è stato ricomprato dall’azienda stessa.

La notizia che emerge dalle comunicazioni fatte dagli azionisti, sollecitati dalla Consob lunedì, è che Diego della Valle, socio dell’Ingegnere, non sta comprando: è fermo al 4,2 per cento. Quindi non è sospettabile di far parte di quello che qualcuno – tra chi disapprova il comportamento dell’Ingegnere in questa vicenda – inizia a chiamare «concerto». Anche la famiglia Segre, con la Compagnia finanziaria torinese (e la controllata Banca Intermobiliare) è salita – di poco – al 6,011 per cento il 10 agosto e dopo non si è più mossa. Questo è un dato che va interpretato. I Segre hanno lanciato una delle due offerte pubbliche di acquisto sul fondo M&C che De Benedetti aveva di fatto messo in vendita, prima di pentirsi e ricominciare a comprare azioni a prezzi record. L’altra è quella di Giovanni Tamburi, socio di M&C che voleva conquistare il controllo della società per rilanciarla e con CDB non è più in buoni rapporti da tempo (l’editore di Repubblica ha rotto in modo unilaterale il patto di sindacato che lo legava al banchiere di investimento). Le due opa erano rispettivamente a 0,11 e 0,12 centesimi. Con i prezzi di mercato lievitati fino a 0,18, la Tamburi Investment Partners ha autorizzato la sua controllata Second Tip a vendere un po’ di azioni di M&C. Traduzione: con l’opa la società sta chiedendo agli investitori di vendere le proprie azioni a 12 centesimi, perché così le ha valutate; se i prezzi di mercato sono molto più alti, allora conviene vendere, perché la società è sopravvalutata. Tamburi è quindi sceso dal 15 al 12 per cento, realizzando una buona plusvalenza. Oggi, invece, Alessio Nati entrerà fisicamente in possesso delle azioni di M&C che ha già comprato con la sua ALNA srl, circa il 5,3 per cento del capitale. Nati è parente di CDB (marito della figlia di primo letto dell’attuale moglie dell’Ingegnere). Mentre si perfezionano le mosse fatte nel corso dell’ultima settimana dai giocatori della partita M&C, il titolo sembra aver finito la sua corsa verso l’alto. Ridefiniti i rapporti di forza e passata la febbre da terza opa (chi la farà? Nati? De Benedetti? nessuno?), l’entusiasmo degli investitori per il fondo che doveva salvare le imprese decotte sta scemando. La quotazione stellare del titolo non può essere giustificata soltanto dal tempismo con cui si è concretizzata l’operazione Treofan.

Mercoledì il titolo M&C stentava a restare in positivo e un poco di vigore lo ha trovato con l’annuncio che «Treofan lancia l’azione di scambio delle obbligazioni». In pratica M&C passerà dallo staus di creditore di un gruppo troppo indebitato ad azionista di un’azienda alleggerita dal suo carico, perché i debiti vengono convertiti in azioni. Il quotidiano Milano Finanza si spinge a presentarla quasi come una cash cow, una macchina da soldi, «tanto che l’Ingegnere, convinto delle potenzialità della società, ha sparigliato le carte comprando azioni [di M&C] a 0,19». Una spiegazione che però non regge, perché tutte le informazioni sulla salute e le prospettive della Treofan erano note da molto tempo al mercato e a De Bendetti. Nell’offerta di opa della famiglia Segre, per esempio, si legge: «Il 3 luglio 2009 M&C ha firmato gli accordi definitivi per la ristrutturazione del gruppo Treofan. Leader mondiale nella produzione di film di polipropilene, tramite un debt to equity swap ha avviato la sua ristrutturazione». Non ci sono quindi elementi di sostanza che possano aver spinto l’Ingegnere a ribaltare la decisione di liberarsi di M&C fino a mettersi addirittura in una posizione che potrebbe spingerlo a lanciare lui stesso l’opa se la Consob dovesse accertare che tra lui e Nati c’è un accordo occulto. La parentela però, ribadisce l’autorità di vigilanza, non è un indizio sufficiente a sospettarlo. Ma la Consob non ha ancora finito con De Benedetti e nei prossimi giorni potrebbero esserci nuove richieste di informazioni perché il mercato continua ad avere troppe domande a cui, finora, l’Ingegnere non ha ancora risposto.

 

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21/08/2009 - Posted by | Articoli, Il Riformista | , , , , , , , , , ,

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