Stato&Mercato

L'economia del "Fatto Quotidiano". Il blog di Stefano Feltri

Sta per tornare il panico bancario?


ansia-panico

 

Aspiegare l’andamento delle Borse di ieri, in rosso ovunque partendo da Wall Strett, basterebbe dire che qualcuno che ha comprato nei giorni scorsi sull’onda dell’entusiasmo per il “rally” estivo ora vende, sapendo che i rialzi non potevano durare in eterno.
Eppure c’è anche altro: venerdì sono fallite altre due banche americane. Rispettivamente il più grosso e il più piccolo fallimento bancario del 2009. Non è tanto questa la notizia che ha preoccupato le Borse, ormai abituate visto che si tratta dei crack numero settantasei e settantasette dell’anno. Ha inquietato di più scoprire che la Fdic, l’agenzia federale statunitense di assicurazione dei depositi ha finito i soldi. Secondo i calcoli della Saxo Bank, il rapporto tra riserve e depositi assicurati è 0,00 per cento. In cassa ci sono solo 648 milioni di dollari, mentre nel solo secondo trimestre ne sono stati necessari 11 miliardi.

Dopo la Grande Depressione del Ventinove, quando il governo degli Stati Uniti si è reso conto che la banca centrale (la Federal Reserve) istituita nel 1913 non bastava ad evitare le periodiche crisi bancarie, creò la Fdic. Da allora, come recita il sito web, «nessun americano ha più perso un dollaro». La Fdic assicura il rimborso ai risparmiatori che hanno sul conto fino a 250mila dollari, con un meccanismo automatico. Chi vuole svuotare il conto si presenta allo sportello, chiede indietro i soldi, la banca paga. Se gli attivi dell’istituto di credito non sono sufficienti a rimborsare tutti, la Fdic ci mette la differenza. La sicurezza psicologica di avere i soldi al sicuro ha permesso agli Stati Uniti di non sperimentare più bank run, la corsa agli sportelli, per quasi un secolo. A differenza di quanto succedeva in Europa dove solo nella crisi attuale è stata estesa la garanzia pubblica dei depositi (e la Northern Rock è passata dalla crisi di liquidità al fallimento proprio per il bank run). Venerdì la Fdic ha gestito il fallimento della grossa Colonial Bank e della piccola Community bank of Nevada: come succede in questi casi ha organizzato la loro acquisizione da parte di altri due istituti più in salute che ne hanno acquistato a prezzi scontati gli attivi. Ma nell’operazione la Fdic ha dovuto spendere oltre 185 milioni di euro.

Anche perché – e questo comincia a essere un problema rilevante – la qualità dei crediti bancari si sta rivelando molto inferiore da quanto risulta al bilancio. Nei due anni della crisi finanziaria il DIF, cioè il costo che la Fdic deve sopportare in percentuale rispetto agli attivi della banca, è cresciuto in modo esponenziale. Semplificando con un esempio: se la banca deve rimborsare ai suoi clienti 100 dollari ma, dopo aver riscosso i propri crediti esigibili, se ne trova in cassa solo 95, la Fdic deve fornire gli altri cinque dollari. Nel 2007 il rapporto era appunto del cinque per cento, ora siamo arrivati al trentuno, e la Fdic ha finito i soldi. Colpa delle banche, ovviamente, ma anche della politica: da un anno Washington manda messaggi contrastanti. Da un lato chiede ai banchieri di dire la verità su quanti titoli tossici hanno a bilancio, facendo pulizia, dall’altro allenta i criteri di valutazione proprio di quei titoli tossici perché un eccesso di rigore farebbe crescere ancora il numero di fallimenti. Così le banche stanno continuando a collassare ma, come scopre ogni volta la Fdic, le loro condizioni sono molto peggiori di quello che risulta dai libri contabili: in pratica hanno molti meno soldi di quello che dovrebbero e quindi tutelare i risparmiatori sta diventando sempre più costoso. Quindi? Il presidente americano Barack Obama non può certo chiudere la Fdic perché ha finito i fondi, pena una vera corsa a svuotare i conti e fallimenti a catena. Toccherà ricapitalizzarla, ci sono già 16 miliardi di dollari pronti stanziati e non ancora utilizzati. Trovarne altri non sarà semplice. Nell’attesa, le Borse si preoccupano.

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18/08/2009 - Posted by | Articoli, Il Riformista | , , , , , , , , ,

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