Stato&Mercato

L'economia del "Fatto Quotidiano". Il blog di Stefano Feltri

Sorpresa M&C: De Benedetti invece di vendere compra


debenedetti

 

Forse alla fine si confermerà solo una battaglia per una scatola vuota, ma la partita per il destino di Managment & Capitali è ancora lontana dalla conclusione. E a riaprirla, spazzando via tutti gli accordi e le premesse maturate nei mesi scorsi, è stato ieri proprio Carlo De Benedetti, che di M&C è fondatore e primo azionista.

La storia è un po’ complessa, vale la pena riassumerla. Nel 2005 De Benedetti lancia un fondo di investimento che dovrà salvare, ristrutturare e rivendere con profitto aziende decotte. In pratica un fondo di private equity, che però – ed è la prima volta – viene quotato in Borsa.
Doveva partecipare all’operazione anche Berlusconi poi, per ragioni di opportunità politica e l’opposizione del quotidiano debenedettiano Repubblica, non se ne fece niente. Dopo quattro anni M&C ha in pancia una serie di obbligazioni di Teofran (carta da cucina), quel che resta dei lanifici Botto e Fila, oltre a Comital (alluminio). Asset dal valore incerto. De Benedetti ha deciso quindi di chiudere l’esperienza e uscire dall’investimento, o almento così sembrava fino a ieri.
All’inizio dell’estate partono due offerte pubbliche di acquisto da parte di Mi.mo.se., società di investimento della famiglia torinese Segre, e dal finanziere Giovanni Tamburi, tramite la sua Tip, Tamburi Investment Partners. Entrambi sono soci di M&C. L’offerta viene fatta a prezzi superiori a quelli di mercato per offrire ai piccoli azionisti la possibilità di cedere i propri titoli al nuovo aspirante azionista di controllo che si impegna a comprare tutte quelle che gli verranno offerte. Il primo prezzo, quello della famiglia Segre, è 0,08 euro ad azione. Cioè il valore della liquidità, divisa per il numero delle azioni, che è rimasta in pancia all’azienda ieri dopo aver rimborsato ai soci quasi tutto il capitale di M&C (come dire: visto che l’azienda non vede prospettive di investimento per il capitale dei soci, lo restituisce). Tamburi aveva proposto un’offerta di superiore di oltre il 24 per cento, combinando un pagamento in contanti con uno scambio azionario. Fine della prima parte.

La seconda comincia venerdì sette agosto, con il rilancio dei due contendenti. Mi.mo.se. sale a 0,11 euro per azione, Tamburi a 0,1221. Prima di procedere bisognava aspettare il pagamento del dividendo straordinario, avvenuto giovedì, al quale era subordinata l’efficacia delle due offerte. Il passo successivo, nelle attese degli attori coinvolti, era un consiglio di amministrazione in cui M&C – e quindi De Benedetti – si sarebbe pronunciato sulle nuove offerte. E siamo a ieri, quando la presa di posizione dell’Ingegnere è arrivata, ma non nel modo previsto. Alle dieci e un quarto del mattino le agenzie battono la seguente notizia. Dai documenti di Borsa Italiana si apprende che «Carlo De Benedetti attraverso la finanziaria Romed ha acquistato fuori mercato 10,250 milioni di azioni di Management & Capitali, pari al 2,18 per cento del capitale, aumentando così la sua quota dal 16,1 per cento al 18,2 per cento. La transazione è avvenuta in due tranche – una prima di 1,25 milioni a 0,1452 euro (il 10 agosto), una seconda di 9 milioni a 0,15 euro (il 13 agosto)». In pratica De Benedetti si è ricomprato una fetta consistente della società che ha messo in vendita e sulla quale ci sono già due Opa, pagando le azioni ben più di quello che – anche dopo il rilancio – sono disposti a fare i due pretendenti, Tamburi e i Segre. La mossa è arrivata a sorpresa e molti dei soggetti coinvolti nella vicenda si chiedono non solo perché l’Ingegnere lo abbia fatto, ma anche se era legalmente in suo potere farlo. Subito dopo la notizia, le azioni di M&C cominciano a salire, finché la Borsa non le sospende. Quando le contrattazioni riaprono, ricomincia la salita. Chiudono nel pomeriggio a 0,176, con un rialzo del 21,38 per cento. Cioè il 60 per cento sopra il valore offerto da Tamburi.
Cosa spinge l’Ingegnere a comprarsi a caro prezzo qualcosa che lui stesso ha messo sul mercato? «Evidentemente si è reso conto che le partecipazioni di M&C valgono più di quello che si pensa, come molti dicono da mesi», dice una fonte molto vicina al dossier. L’acquisto di De Benedetti è quindi un messaggio al mercato che dovrebbe stimolare nuovi rialzi nelle offerte e di fatto cancella il termine ultimo per aderire alle offerte d’acquisto, il 15 settembre, perché nessuno venderà più ai due offerenti, in un momento in cui il prezzo pagato dal mercato – dopo il segnale di De Benedetti – è tanto superiore.

C’è chi, in ambienti vicini a M&C, ha visto nella mossa dell’Ingegnere il segnale che la terza Opa è finalmente pronta. Dovrebbe fare capo ad Alessio Nati, genero della moglie dell’Ingegnere, che un mese fa spiegava alla Consob di avere «in corso uno studio di fattibilità» dell’operazione ma senza decisioni ancora prese. Da ieri, però, circola l’ipotesi che Nati sia pronto a impegnarsi, magari proprio al fianco di un De Benedetti pentito dalla scelta di vendere, o almeno con la sua benedizione. E l’acquisto di ieri si configurerebbe quindi come il segnale d’inizio del terzo tempo della partita. Che diventa sempre più contorta e dove tutti hanno un’unica certezza: la conclusione è lontana e il prezzo da pagare per il controllo di quella che a molti continua a sembrare una scatola vuota potrebbe essere ben più alto del previsto.

 

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15/08/2009 - Posted by | Articoli, Il Riformista | , , , , , , , , , , , , ,

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