Stato&Mercato

L'economia del "Fatto Quotidiano". Il blog di Stefano Feltri

Appunti dal G8/9: Pochi soldi e troppa opacità. Le Ong non sono soddisfatte


L’Aquila. «Se dovessi dare un voto da uno a dieci a questo G8 dovrei dire due», Kumi Naidoo è molto critico sul summit che si è chiuso ieri in Abruzzo, anche se riconosce che è stato comunque «un piccolo passo nella giusta direzione». Naidoo, sudafricano, è copresidente del Global Call to Action Against Poverty, un cartello di Organizzazioni non governative che ha inondato il vertice di volantini “Press the G8” per convincere i leader a impegnarsi negli aiuti allo sviluppo. Naidoo ha passato gli ultimi tre giorni nel caldo soffocante della tensostruttura riservata ai giornalisti a concedere interviste, a convocare conferenze stampa improvvisate accanto al tavolo dove le Ong mettevano i loro comunicati e materiali promozionali per spiegare che «questa crisi è una tempesta perfetta, in cui si sono sommate diverse componenti, tutte difficili da gestire. Ma quello che i leader del G8 non hanno capito è che non si può cercare di risolverla a compartimenti stagni: non si tratta di silos da riempire uno dopo l’altro, bisogna agire su più tavoli allo stesso tempo e questo non è successo a L’Aquila». Naidoo cita l’esempio del clima: «Non si può lavorare un giorno sulle strategie anticrisi, il giorno dopo sul clima, e quello dopo sugli aiuti. Incentivare le tecnologie verdi è un modo per creare posti di lavoro, per aiutare l’ambiente e per consentire ai Paesi in via di sviluppo di maturare conoscenze che permettano loro di evitare gli errori di quelli occidentali».
Oxfam, una dei principali attori non governativi sui temi dello sviluppo, non ha gradito il trionfalismo sui numeri. «Stiamo ancora studiando i documenti, ma siamo perplessi: nella nostra dichiarazione parliamo di giochi contabili, perché i soldi annunciati non sembrano essere nuovi stanziamenti, anche se la cifra di venti miliardi è superiore a quanto ci aspettavamo», dice al Riformista Farida Bena, portavoce di Oxfam/ucodep. «Solo quest’anno la crisi economica costa all’Africa 245 miliardi di dollari, si può parlare di stato di emergenza, ma nelle dichiarazione del G8 non c’è traccia del piano di emergenza per reperire i 25 miliardi promessi», si legge nel comunicato.
La crisi sembra aver un po’ offuscato l’agenda del G8 di Glenagles del 2005, quando erano state fatte grandi promesse sul sostegno all’Africa. Anche Berlusconi ha citato la crisi e il terremoto in Abruzzo come giustificazione per non aver rispettato gli impegni presi. «E noi che conosciamo bene la situazione dei rifugiati ci siamo indignati a sentire queste parole», dice Naidoo. L’Italia si è impegnata a saldare con 30 milioni di euro i mancati pagamenti dovuti ma mai effettuati al Fondo globale di prevenzione sanitaria, più la quota di 130 che ancora deve versare. Ma nella Finanziaria 2009 ha ridotto ancora i soldi per la cooperazione e difficilmente farà quello che Oxfam chiede, «un piano di rientro per destinare lo 0,51 per cento del Pil in aiuto pubblico allo sviluppo entro il 2010». Una giornalista di un’importante agenzia stampa internazionale, a condizione dell’anonimato, spiega: «Berlusconi non è stato credibile in conferenza stampa quando ha provato a giustificarsi per le inadempienza dell’Italia, la sua è stata una tipica risposta da politico che chiarisce nulla. L’Italia ha perso credibilità per quanto riguarda l’aiuto allo sviluppo e Berlusconi non è riuscito a cambiare questa percezione diffusa».
Non è solo una questione di soldi, però. Khumbuzile Zuma, un’attivista sudafricana di End Water Poverty, dice che «avere da mangiare non serve a nulla se poi muori di dissenteria». Perché i venti miliardi promessi dal G8 riguardano la sicurezza alimentare ma nella dichiarazione finale ci sono solo pochi accenni all’acqua. «Il processo iniziato a Hokkaido, nel G8 del 2008, dove finalmente si iniziavano a integrare gli aiuti per assicurare oltre al cibo anche l’acqua, è stato completamente abbandonato dalla presidenza italiana». E «combattere la fame senza fornire acqua potabile è come costruire una casa senza le fondamenta. Dal punto di vista degli africani questo G8 ha senza alcun dubbio fallito».

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11/07/2009 - Posted by | Articoli

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