Stato&Mercato

L'economia del "Fatto Quotidiano". Il blog di Stefano Feltri

Appunti dal G8/8: Venti miliardi di promesse e trucchi contabili


L’Aquila. Dopo aver trattato per due giorni con i Paesi emergenti, che ormai hanno lo stesso peso contrattuale degli otto grandi, ieri è stato il giorno di quello che una volta si sarebbe chiamato Terzo mondo e che di fatto è l’Africa. La formula che raccoglie le inizative annunciate o ribadite è “Global Food Security”, cioè assicurare a tutti l’accesso al cibo. «Abbiamo deciso di aumentare da 15 a 20 miliardi di dollari in tre anni i finanziamenti per la sicurezza alimentare», ha annunciato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi alla conferenza finale del summit organizzato dall’Italia. Soldi che serviranno per «una strategia complessiva e coordinata per lo sviluppo agricolo sostenibile, mentre si manterrà un forte impegno per assicurare l’assistenza con aiuti alimentari di emergenza», come si legge nella dichiarazione congiunta sottoscritta dal G8, dai Paesi del G5 (quelli più ricchi tra gli emergenti) e dai leader dei vari Paesi africani presenti a L’Aquila, dall’Alegeria all’Angola al Senegal.
La cifra ha un po’ sorpreso le Ong che si aspettavano solo 15 miliardi: secondo l’Ocse ogni anno – sommando tutte le diverse componenti – i Paesi ricchi stanziano cinque miliardi di dollari per gli aiuti allo sviluppo. Annunciare quella cifra avrebbe significato quindi ammettere che nessun nuovo stanziamento era previsto. Resta da capire, ora, come verranno ripartiti i soldi aggiuntivi.
Come sempre in queste situazioni, i calcoli non sono facili. La Gran Bretagna dovrebbe contribuire con 1,8 miliardi, gli Stati Uniti e il Giappone con almeno tre, l’Unione europea si fermerà a un miliardo, il Canada riuscirà a trovare 520 milioni e la Spagna 500. Per quanto riguarda l’Italia, la cifra che circolava ieri pomeriggio era di 450 milioni. Ma sono solo stime di cui bisogna fidarsi poco, perché comprendono tanto gli (eventuali) nuovi fondi, che in tempo di crisi sarà politicamente molto difficile giustificare, quanto quelli già approvati e spesso già stanziati. Dal documento di 114 pagine che accompagna la dichiarazione congiunta si apprende, per esempio, che l’Italia tra gennaio 2008 e luglio 2009 per la sicurezza alimentare ha speso solo 2,8 milioni di euro contro i 238 milioni degli inglesi.
La sicurezza alimentare, spiega la dichiarazione congiunta, non passa solo per gli aiuti diretti (o indiretti, attraverso i finanziamenti dei fonti internazionali che si occupano di dossier specifici) ma anche dal libero commercio, cioè dalla riapertura dei negoziati in seno all’Organizzazione mondiale del commercio, Wto, che questo G8 dovrebbe aver sbloccato. Berlusconi ha spiegato che: «È fondamentale che i Paesi più poveri possano esportare i loro prodotti qui da noi». Ma nell’anno della crisi sembra difficile ipotizzare una riforma, che si attende da decenni, della Politica agricola comunitaria o delle altre barriere agli scambi internazionali di prodotti agricoli che ostacolano le esportazioni. Rigidità che stanno facendo ripartire «la speculazione – ha detto sempre Berlusconi – sulle materie prime, a cominciare dal petrolio».
L’iniziativa presentata ieri, infatti, non cerca lo sviluppo dell’agricoltura finalizzato all’esportazione (che in passato ha determinato la dittatura della monocoltura), ma mira soprattutto alla sussitenza. Il Programma complessivo per lo sviluppo dell’agricoltura africana (CAADP) «svilupperà e implementerà strategie di sicurezza alimentare basate su solide evidenze scientifiche, consultazioni inclusive, investimenti domestici e indicazioni chiare». Anche se non è stata tra le priorità di questo summit, una delle strategie ribadite nelle riunioni è stata quella del salto tecnologico: i Paesi africani non dovranno percorrere la stessa traiettoria di sviluppo di quelli occidentali, ma arrivare direttamente alle tecnologie verdi. Ma questo dipende più dal settore privato che dagli aiuti pubblici.

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11/07/2009 - Posted by | Articoli | , , , , , , , , , , ,

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