Stato&Mercato

L'economia del "Fatto Quotidiano". Il blog di Stefano Feltri

Appunti dal G8/4 Primi bilanci


Il primo giorno del G8 si chiude con un parziale accordo sul clima e una dichiarazione (che non è il comunicato finale) sull’economia che rispetta quanto anticipato nei giorni scorsi. Nonostante la partenza imprevista del presidente della Repubblica popolare cinese, Hu Jintao, abbia privato gli otto grandi di un interlocutore decisivo nel fronte di paesi emergenti (decisivi nelle politiche di lotta all’inquinamento), il G8 arriva a una intesa di massima sull’importanza di contenere le emissioni di CO2, un impegno dato per scontato in vista della conferenza di Copenhagen che in dicembre dovrà decidere il futuro delle politiche ambientali dopo l’esaurimento del protocollo di Kyoto nel 2012. “Dobbiamo arrivare all’incontro con i paesi emergenti di domani [oggi per chi legge] uniti, per trovare compromessi realizzabili che non penalizzino solo chi fa i sacrifici in occidente”, ha detto Silvio Berlusconi nella conferenza stampa che ha chiuso la giornata dei lavori. Ma i negoziati sono già in corso da giorni, anche con la delegazione cinese. Per ora il compromesso si è concretizzato nell’impegno a evitare che la temperatura salga di oltre due gradi centigradi nei paesi in via di sviluppo. E questo dovrebbe passare per una riduzione dell’80 per cento o più entro il 2050” delle emissioni inquinanti nei paesi più ricchi. Una soglia superiore anche a quella richiesta dall’Onu e che sarà complesso tradurre in politiche industriali concrete. Gli altri due aspetti del dossier economico più rilevanti erano lo stato delle politiche anticirisi e del commercio internazionale. Nonostante il fondo monetario abbia diffuso proprio ieri stime riviste ancora una volta al ribasso sulle situazioni dei principali paesi (pil italiano in calo del 5,1 invece che del 4,4 stimato ad aprile), gli otto vedono un progressivo assestamento della crisi. Che non significa l’inizio della ripresa, ma la fine del momento dell’emergenza: per questo, dicono fonti della presidenza italiana del G8, è un momento particolarmente favorevole per riscrivere i principi fondanti della finanza, partendo proprio dal Global Legal Standard voluto da Giulio Tremonti che a due giorni dal summit è stato pubblicato sul blog dell’OCSE, l’organizzazione dei paesi più industrializzati. “E’ stata fatta un accelerazione enrome”, ha detto il ministro Tremonti, che è venuto all’Aquila anche se non direttamente coinvolto nei lavori, riservati ai capi di governo. Dalla presidenza spiegano che all’Aquila sono state messe le fondamenta per la nuova architettura intellettuale della finanza, a Pittsburgh, nel G20 di settembre, si procederà a costruire i tramezzi e al summit successivo, in Giappone, si metterà il tetto. Gli altri punti che erano stati al centro del G20 di Londra, in aprile, sono stati tutti ripresi: il Financial Stability Board presieduto da Mario Draghi – creato proprio in quell’occasione come organismo potenziato di coordinamento tra banchieri centrali, paesi industrializzati ed emergenti – è stato confermato come l’istituzione più idonea per individuare le politiche di uscita dalla crisi. Si è ribadita la condanna ai paradisi fiscali (che poco hanno a che fare con la crisi ma sono un bersaglio che piace ai tedeschi) e anche all’evasione. Uno dei passaggi più attesi era quello relativo alla conclusione dei negoziati di Doha, nell’Organizzazione mondiale del commercio, iniziati nel 2001 e in stallo da un anno: i leader hanno ribadito che devono essere conclusi al più presto, la data indicata è il 2010, mentre finora si era parlato del 2009. Ma per la prima volta sembra che la fine dello stallo sia davvero vicina, visto che l’India è oggi molto più collaborativa con il nuovo governo da poco eletto. Il round per lo sviluppo, quindi, forse si chiuderà “ma la spinta internazionale per sensibilizzare la comunità internazionale alle sorti dei paesi poveri non è più forte come all’inizio del millennio”, dice Adrian Lovett di Save the children, una delle ong più critiche verso il summit, che nel pomeriggio distribuiva comunicati per denunciare lo scarso impegno italiano a finanziare i progetti sanitari nei paesi poveri. “Siamo in ritardo – ha ammesso Berlusconi – ma abbiamo avuto complicazione come, appunto, il terremoto dell’Aquila”. L’unico tema che resta da trattare, il più ambizioso, è quello monetario: non è ancora chiaro se nel communiqué finale ci sarà un riferimento al futuro della moneta di riserva mondiale, oggi il dollaro. Un progetto molto caro ai cinesi che vedrebbe, almeno in una fase intermedia, il ricorso alla valuta virtuale del Fondo monetario internazionale convertibile in dollari.

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09/07/2009 - Posted by | Articoli | , , , , , , , , , , , , , , , ,

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