Stato&Mercato

L'economia del "Fatto Quotidiano". Il blog di Stefano Feltri

Le dodici tavole finanziarie


moses

A Novembre sembrava potesse essere una nuova Bretton Woods, una riforma dell’architettura finanziaria mondiale, magari con un nuovo accordo sui cambi delle monete. Ad aprile era diventata una carta dei principi con l’ambizione di essere per l’economia l’equivalente della Carta europea dei diritti dell’uomo, un testo non vincolante, ma da cui non sia possibile prescindere nella stesura delle normative nazionali. In marzo era perfino entrato nei comunicati del G7 finanziario a Roma, e se ne era discusso al G20 di Londra un mese dopo. Ieri, finalmente, una bozza del Global legal standard voluto dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti e promesso da Silvio Berlusconi come la cifra della presidenza italiana del G8 è stata resa pubblica.

La sede in cui i «dodici principi per un’economia più forte, più giusta e più sana» vengono presentati è quella di un blog, il Global Standard Blog, appunto, che è parte del dibattito via web (community.oecd.org/community/gcls?view=blog, bisogna sapere l’indirizzo perché sulla home page non c’è alcun link) che si svolge sul sito dell’Ocse, l’organizzazione dei paesi più industrializzati, seguito al vertice di Lecce del 12 e 13 giugno.
Sono dodici punti, «principi comuni e standard sulla proprietà, l’integrità e la trasparenza», caricati sul sito da Nicholas Bray, il capo ufficio stampa Ocse. Tutti gli standard sono al condizionale, perché indicano come l’economia dovrebbe essere dopo la crisi. Dall’evasione fiscale («Tutti gli attori del business, indipendentemente dalla loro forma legale, dovrebbero adempiere ai loro doveri fiscali»), a «ogni forma di protezionismo dovrebbe essere bandita». Gli strumenti finanziari non dovrebbero essere usati per nascondere i veri beneficiari delle scatole cinesi societarie, e la rincorsa verso il basso nelle condizioni lavorative e ambientali si dovrebbe evitare «attraverso la cooperazione internazionale e la convergenza dei quadri normativi nazionali». L’elenco dei desiderata continua con l’auspicio che gli stipendi dei manager non siano sproporzionati rispetto alle possibilità dell’azienda e che la corruzione venga punita severamente.

Due le domande rivolte agli utenti: «Cosa vorreste vedere nel Global Standard? Cosa dovrebbero considerare i leader nelle loro riflessioni sul Global Standard?». Per ora non ci sono commenti.

Come spiega una nota introduttiva, adesso si apre il dibattito, perché il Global standard è un «work in progress» che, quindi, non può entrare nell’agenda del G8 che si apre domani all’Aquila se non come bozza. Berlusconi lo aveva già anticipato nei giorni scorsi: «Siamo ancora lontani da un risultato, ci vogliono ancora molti passaggi». E infatti nell’intervista di ieri al Giornale che presenta il vertice, il Global Standard che doveva essere la cifra della presidenza italiana non è nominato. Resta da capire se e come gli Standard saranno discussi nelle sessioni del G8, come aveva auspicato Tremonti e come doveva essere nelle intenzioni orginarie: di crisi e dossier economici – i più importanti sono l’aiuto allo sviluppo e il commercio internazionale – si discuterà soprattutto il primo giorno del vertice. Sarà quella l’occasione per affrontare l’argomento.
Gli sherpa, i rappresentati con delega dei governi, hanno lavorato in questi mesi con un gruppo di giuristi organizzato da Tremonti (di cui fanno parte, tra gli altri, Giulio Napolitano, Enrico Letta e Guido Rossi), per individuare i punti da cui partire per riformare la finanza mondiale. La Germania spingeva per una carta dei principi che non fosse strettamente finanziaria ma di più ampio respiro, l’Italia avrebbe preferito un focus più preciso. Si è trovata la mediazione nella formula del Global Legal Standard. Ma nel frattempo la cronaca ha complicato il processo di elaborazione del documento. Gli Stati Uniti di Barack Obama hanno fatto la loro riforma della supervisione, dando più poteri alla Federal Reserve, l’Unione europea ha annunciato la propria, con la creazione di un’autorità che valuterà i rischi sistemici. E il Financial Stability Board guidato da Mario Draghi si è imposto come il foro internazionale dove banchieri centrali e governanti stabiliscono i principi da tradurre in concreto a livello nazionale. In questo nuovo scenario l’urgenza con cui era stato lanciato il progetto degli standard si è progressivamente affievolita. «É un lavoro complesso, un cammino importante, che non si può chiudere in sei mesi», ha detto sabato Tremonti.

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07/07/2009 - Posted by | Articoli | , , , , , , , , , , , , , , , ,

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