Stato&Mercato

L'economia del "Fatto Quotidiano". Il blog di Stefano Feltri

Dalla finanza al commercio: così cambia la crisi dal G20 al G8


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Tre mesi dopo.  A Londra la priorità era la lotta ai paradisi fiscali e la riforma della finanza. Dopo che Obama e l’Unione europea hanno presentato i loro piani, la priorità è diventata salvare la Wto.

 

Sono passati solo tre mesi dal G20 di Londra, quello officiato dal premier inglese Gordon Brown, eppure sembra che il G8 che sta per iniziare debba affrontare una crisi diversa. A Londra la priorità era la finanza, come riformarla, come stabilizzare le situazioni di emergenza (banche nazionalizzate, prestiti garantiti dalle casse dello Stato) e come evitare che il sostegno all’economia reale degenerasse in una nuova ondata di protezionismo. Angela Merkel, cancelliere tedesco più forte allora di oggi, era riuscita a distogliere l’attenzione dai problemi elettoralmente sensibili spostando il dibattito sui paradisi fiscali e sulle regole per gli hedge funds, i fondi speculativi che nulla hanno a che fare con la crisi ma che sono sempre un bersaglio allettante per i politici.

«I giochi veri si faranno al G8», diceva allora – pro domo sua – Silvio Berlusconi, che ancora pensava di presentare alla Maddalena il progetto di Giulio Tremonti, un “global legal standard” che ridefinisse le pratiche di buona condotta in campo economico. Invece le cose sono andate diversamente: il summit sarà all’Aquila, che continua a tremare, il global standard ci sarà in una versione minimalista (perché, dice Berlusconi, «è un lavoro complesso, un cammino importante, che non si può chiudere in 6 mesi»), e l’unica vera novità nella finanza internazionale è l’attivismo del Financial stability board presieduto da Mario Draghi, istituzione trasformata e rafforzata proprio dal G20 londinese.
Il Dow Jones è rimasto stabile (più 2 per cento in tre mesi), segno che la Borsa si è tranquillizzata, il presidente americano Barack Obama ha presentato la sua riforma per la supervisione finanziaria che rafforza la banca centrale e pochi giorni dopo anche l’Europa ha annunciato la propria, con nuove autorità incaricate di segnalare i rischi sistemici. Il petrolio è cresciuto da 50 a 70 dollari al barile, segnalando che l’economia mondiale – o almeno la speculazione, dice qualcuno – sta ripartendo.

L’unica vera emergenza rimasta è il commercio internazionale. «Il volume di scambi mondiali dovrebbe diminuire nel 2009 del dieci per cento circa, il declino più marcato dagli anni Trenta, le tentazioni protezioniste aumenteranno sicuramente prima di ridursi e un uso significativo di politiche che distorcono i flussi commerciali da parte dei Paesi più rilevanti potrebbe innescare un indesiderato effetto domino», scrivono Simon Everett, Bernard Hoekman e Oliver Cattaneo in un libro che raccoglie interventi in vista del G8, disponibile sul sito di dibattito economico voxeu.org (il volume si chiama “The fateful allure of protectionism: taking stock for the G8”). La tesi è che finora il commercio ha retto, senza collassare come dopo la crisi del Ventinove, perché c’era più spazio di manovra nelle politiche fiscali e monetarie, a differenze che negli anni Trenta quando l’approccio keynesiano non si era ancora affermato e i cambi fissi legavano le mani a banche centrali deboli e dipendenti dalla politica. Dopo aver sparato tutte le munizioni fiscali e monetarie, se la disoccupazione dovesse peggiorare – e sta peggiorando, si teme soprattutto per settembre – le politiche doganali potrebbero diventare una tentazione irresistibile per i governi.

Finora l’organizzazione mondiale del commercio, Wto, ha fatto da diga, mentre Paesi che non vi appartengono come Russia e Algeria diventavano sempre più protezionisti. Ma se all’Aquila il segretario Pascal Lamy non dovesse ottenere un accordo politico per chiudere i negoziati commerciali aperti nel 2001 entro la fine dell’anno, la capacità di tenuta della Wto potrebbe ridursi di molto. Berlusconi si è impegnato con Obama per «rilanciare il Doha round», cioè i negoziati in corso, poi ha detto che chiederà a Lamy di «convocare una nuova Doha», quasi come se quella attuale fosse data per persa. Comunque sia, il dossier commerciale è quello più delicato di questo G8, mentre la finanza che tanto preoccupava al G20 è ormai al terzo punto, preceduta anche dalle questioni climatiche.

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06/07/2009 - Posted by | Articoli, Uncategorized | , , , , , , , , , , , , ,

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