Stato&Mercato

L'economia del "Fatto Quotidiano". Il blog di Stefano Feltri

La crisi vista dai think tank italiani: tutto ruota intorno a Tremonti


aspen

Il terreno su cui si consuma gran parte dello scontro intellettuale tra i think tank italiani è quello della crisi. Le origini, l’analisi, le tempistiche, le previsioni e, soprattutto, le risposte politiche per uscirne. Soltanto nell’ultima settimana, oltre alle tante già attive, sono nate altre due istituzioni ibride, un po’ culturali e molto politiche: la fondazione Italia Futura ispirata da Luca Cordero di Montezemolo, e Robinson Crusoe, rivista di dibattito sul web voluta da Giulio Tremonti e Giuliano Amato e coordinata dall’economista Mauro Marè. La prima ha scelto un approccio pragmatico, partendo dalle micropolitiche e non dall’analisi delle grandi questioni di scenario, finanzierà con 30 mila euro il progetto più innovativo tra quelli che partecipano a un concorso. Un’iniziativa lascia intendere un messaggio di politica economica: dalla crisi si esce grazie alle idee dei singoli, meglio agire da stimolo nella società imprenditoriale che denunciarne le rigidità. Crusoe parte invece con un manifesto programmatico, in inglese, per spiegare le dieci debolezze dell’Italia, dal debito alla spesa pubblica, chiudendo con un invito a essere ottimisti (come sollecita il governo e Silvio Berlusconi da mesi).

Sia Tremonti che Amato sono, rispettivamente, presidente ed ex presidente anche dell’Aspen Institute, che di crisi discute da due anni nei seminari a porte chiuse e pubblicamente sulla rivista Aspenia diretta da Marta Dassù: l’ultimo numero si chiama “Krìsis”. Tremonti spiega nel saggio introduttivo che questo è soprattutto un momento di cambiamento, l’occasione per accettare finalmente un’Unione europea intergovernativa, che possa emettere titoli di debito. La vera novità culturale del saggio di Tremonti è che il ministro, da critico di una globalizzazione costruita sul debito privato, suggerisce di riconsiderare in prospettiva storica l’importanza del debito pubblico come propellente della crescita: a supporto cita le performance dell’Italia degli anni Ottanta.

L’azione politica di Tremonti è stata però, finora, rigorista: poca spesa per avere saldi di bilancio sostenibili. Una linea che viene contestata, in forme diverse, da tutti i siti di dibattito a sinistra. Non si tratta di veri e propri think tank (non sono strutture permanenti ma piazze virtuali dove si incontrano persone con idee simili), però hanno la stessa funzione dei pensatoi strutturati: dare idee alla politica e monitorare le politiche della maggioranza. Il sito più a sinistra è Economia e politica, che fa capo all’economista Riccardo Realfonzo, oggi assessore al bilancio a Napoli. Realfonzo promuove da tempo la tesi che il debito pubblico non va ridotto ma stabilizzato, rifinanziandolo senza chiedere sacrifici all’economia reale nel nome del rigore di bilancio. Uno degli articoli pubblicati più di recente, a firma dello storico del pensiero economico Guglielmo Forges Davanzati, è dedicato a «Il governo, la crisi e i costi sociali del rigore finanziario».

Più complesso individuare una linea editoriale precisa nella voce.info, il sito di riferimento per gli economisti di appartenenza – o almeno di cultura – bocconiana: nell’editoriale collettivo che celebra il settimo compleanno del sito, si ringrazia il ministro Tremonti «di tante solerti attenzioni. Vuol dire che ha paura del nostro giudizio. Non glielo faremo certo mancare. Neanche per un giorno. Neanche per un’ora. Anche perché non siamo certo noi i catastrofisti. Ricordiamoci di chi in questi anni ha più volte evocato l’apocalisse». Non prevale una visione netta della crisi, se non che può rivelarsi il momento per le riforme, soprattutto nel mercato del lavoro e nella razionalizzazione della spesa pubblica. Sul piano macro alcuni collaboratori, come Francesco Daveri, continuano a segnalare i pericoli della deflazione (per ora solo teorici) e dell’eccesso di regolazione di emergenza. Ancora più difficile individuare i tratti comuni degli interventi nel blog collettivo noisefromamerika, meno accademico e più informale della voce.info, dove si sfogano economisti italiani che lavorano negli Stati Uniti. Anche in quel caso la critica a Tremonti sembra essere uno dei pochi punti fermi.

farefuturo

A destra le posizioni sono più marcate, c’è anche una divisione di compiti. La fondazione Farefuturo, presieduta da Gianfranco Fini e diretta a Adolfo Urso, ha appena pubblicato un rapporto di cinquecento pagine che invece di analizzare l’origine della crisi analizza il contesto in cui l’Italia dovrà competere. Individua una soluzione che, in sintesi, è la difesa del Made in Italy: lotta alla contraffazione, incentivi alle piccole imprese a crescere di dimensione, attirare investimenti esteri per proiettarsi poi nel mondo con basi più solide, un po’ sul modello della Fiat di Sergio Marchionne.

Il centro Tocqueville-Acton si concentra sul vuoto di valori che la crisi ha evidenziato. Con un piede nel mondo vaticano, il pensatoio animato da economisti come Flavio Felice (Università Lateranense) e Stefano Zamagni (consultore del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace) parlano di un «mercato da civilizzare». La sponda politica è quella dell’Udc di Pierferdinando Casini, il punto di riferimento la dottrina sociale della chiesa, l’obiettivo un’economia ricca di valori anche quando si parla di nuove tecnologie e si usano formule matematiche. Michael Novak, in uno degli articoli più recenti pubblicati sul sito, ha denunciato le «eresie economiche degli statalisti», ma ha ammonito anche i liberisti: «I processi di mercato funzionano bene solo se sottoposti a un sistema di regole, e solo sulla base di regole del gioco certe. Un mercato senza regole è una finzione dell’immaginazione». E i liberisti che più hanno difeso la deregulation in Italia sono quelli dell’Istituto Bruno Leoni. Il think tank diretto da Alberto Mingardi continua a preoccuparsi degli eccessi della regolazione (cui la politica può ricorrere approffittando della crisi) e delle tentazioni keynesiane cui è soggetta la nostra cultura. Ma ha un approccio più prudente nel valutare la situazione italiana. «Al governo si chiede autorevolezza in una fase cruciale. Ma anche dalla società civile dovrebbe venire qualcosa d’un po’ meglio», ha scritto Mingardi, che – da liberista – auspica che «ciascuno aiuti se stesso, sperando nella complicità delle stelle». Il ministro Tremonti, nella formula d’azione «economia sociale e di mercato» ha trovato la sintesi per combinare le istanze caratteristiche dei tre pensatoi di destra.

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04/07/2009 - Posted by | Uncategorized | , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

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