Stato&Mercato

L'economia del "Fatto Quotidiano". Il blog di Stefano Feltri

Alla “school” ci vado ancora, il Pd non più


A leggere sui giornali la preparazione del congresso del Pd, uno può anche avere l’impressione che i dirigenti siano davvero interessati al rinnovamento.

Poi basta stare per tre giorni a contatto con il mondo intorno al partito, come ho fatto io questo weekend, per capire che le cose sono diverse. Ho passato tre giorni a Venezia, a fare una summer school del Centro di formazione politica. Nel 2007 ho frequentato i corsi del Cfp di Milano, una scuola che se avesse davvero un partito alle spalle sarebbe, appunto, una scuola di partito. Voluta da Francesco Rutelli, ideata da Massimo Cacciari – che poi non ha potuto seguirla come avrebbe voluto perché è diventato di nuovo sindaco – e diretta dal professor Nicola Pasini. Al Cfp ci sono i giovani. Quelli veri, non i quarantacinquenni “ragazzi di Piombino” che si sono riuniti al Lingotto sabato. Quando io ho frequentato una volta al mese i weekend intensivi a Milano, di anni ne avevo ventidue. E c’erano giovani ricercatori, ingegneri, brillanti trentenni laureati e con master che lavorano nella finanza o fanno gli imprenditori, universitari e, addirittura, alcuni giovani amministratori locali, consiglieri comunali o militanti di base. C’erano siciliani che prendevano l’aereo per venire ad ascoltare a Milano Michele Salvati, Aldo Bonomi, Cacciari o il professor Alberto Martinelli. Abruzzesi che si facevano dodici ore di treno per discutere di alleanze e schieramenti ma soprattutto di Europa, di economia reale, di policy più che di politics. Poca politica e molte politiche. Io non ero interessato a fare politica attiva, non ho mai avuto tessere, ma a ventidue anni è legittimo essere curiosi. Altri, invece, speravano di imparare qualcosa che servisse ad essere più incisivi nel partito, a portare qualche idea nuova. E magari, chissà, fare un po’ di carriera interna, come è giusto che sia se si è più preparati.

Ho capito che c’era qualcosa che non andava (nel partito, non nella scuola), quando Walter Veltroni è venuto a consegnarci i diplomi di fine corso. Era il momento della “nuova stagione”, dopo le primarie, quando il Pd era in una fase embrionale in cui si poteva ancora sperare che le cose andassero diversamente da come poi sono andate. Il segretario della bella politica, quello che pochi mesi dopo avrebbe candidato Marianna Madia «con tutta la sua inesperienza» come capolista nel Lazio, è venuto a Milano a parlare davanti a ottanta ragazzi che avevano appena finito una scuola di formazione durata un anno. Altro che i weekend singoli di Libertà e giustizia o i costosi e fulminei seminari di Ulibo. «Adesso dirà qualcosa», pensavo. Dopo aver parlato di alleanze, riformismo e risposto a qualche polemica contingente, dirà che il partito aspetta solo le nostre energie, che il centrosinistra ha bisogno di persone che non sono post o ex. Invece no, neppure una parola.

Ma almeno Veltroni si era presentato. Il weekend scorso, a Venezia, alla Summer school del Cfp non è venuto proprio nessuno. Non si è visto un solo dirigente del centrosinistra. I giovani, però, c’erano. E molti stanno continuando a impegnarsi, dopo aver finito il Cfp, in modi diversi. C’è un ragazzo veneto che organizza dibattiti con i giovani dei partiti presentandosi come “studente Cfp”, perché con il Pd non ha mai avuto contatti (e a questo punto neanche vuole averli). Un’altra vorrebbe fare una succursale napoletana del Cfp, altri stanno costruendo siti di dibattito. Dopo cinque anni di corsi, il centro ha coinvolto quasi quattrocento persone, che ora si stanno organizzando anche in un’associazione di alunni. Se avessero una sponda, qualcuno che li considera, potrebbero diventare un pezzo importante di un Pd che, come ha scritto Ilvo Diamanti (lui a Venezia c’era), è completamente privo di idee su tutti i temi rilevanti. Dall’economia alla sicurezza. Ma a parte Cacciari, che ci ospitava e discuteva con noi, nessuno ha sentito il bisogno di farsi vedere. Né Dario Franceschini né Pierluigi Bersani. Troppo concentrati su Debora Serracchiani, il loro modello di giovane (38 anni, una vita nel partito, qualità ancora tutte da dimostrare), o Luca Sofri (45 anni, blogger), o virgulti come David Sassoli (53), per accorgersi che a sinistra i giovani ci sarebbero davvero, anche fuori dalle federazioni giovanili che raccolgono solo aspiranti professionisti della politica, eterni studenti universitari in attesa della loro prima poltrona.

 E non è neanche troppo difficile trovarli. Ma se li stanno lasciando sfuggire. Qualcuno, me incluso, lo hanno già perso.

 

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30/06/2009 - Posted by | Articoli | , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

3 commenti »

  1. Ciao,
    credo che l’esistenza di una categoria di giovani sia dannosa. Diventa un serraglio in cui si selezionano i fedeli. Se noi giovani siamo qualcosa il partito lo facciamo noi a prescindere dalle giovanili, dalle scuole di formazione e dal riconoscimento di Veltroni o D’Alema. A me pare che tutti aspettino di essere chiamati, invece di lavorare sui territori si passa il tempo a discutere e a farsi dettare l’agenda da altri. Quando una proposta arriva si deve fare sempre a bassa voce. In alcuni territori dove i “giovani” hanno iniziato a lavorare i risultati arrivano. Se uno ci crede lasci a casa la timidezza e si metta a lavorare.

    Commento di Nicola | 13/07/2009 | Rispondi

    • Per Nicola,
      No, sei fuori strada, è evidente che la categoria “giovani” non esiste, si utilizza per comodità, e riflette la realtà perlomeno anagrafica, mentre sappiamo bene che è tanto di più. Sappiamo anche che di recente le generazioni comunicano più che in passato, no? C’è un po’ l’aria di sagrestia, nelle tue parole, un che di ecumenico che non appartiene alla vita di partito, direi. Ma, e chiudo, non vedi che l’affaire del violentatore ha immediatamente suscitato litigi?

      Per Stefano,
      E adesso, con Grillo tra i cosìddetti? Visto che reazioni violente? Chi è più credibile, il comico che si atteggia a Padreterno o il dirigente che sbeffeggia e già minaccia il “niet”?

      Gia

      Commento di Gia | 13/07/2009 | Rispondi

  2. Per Nicola: nessuno aspetta la chiamata. Infatti, come ho scritto nel pezzo, tutti noi del Cfp – tranne qualceh eccezione – non siamo certo rimasti in attesa, facendo politica locale ecc. ma ci siamo messi a lavorare, in altri campi dove si può farlo senza scontrarsi con il muro di ottusità che circonda la sinistra in Italia. Anche a me non piacciono i giovani come categoria in generale, ma se ci sono giovani che hanno idee e competenza, perché non approfittarne? Invece nel Pd preferiscono puntare sui giovani che conoscono, quelli che non possono fare ombra a nessuno (Martina a Milano, la Madia, queso Raciti che sta a capo dei ragazzi del Pd).

    Per Gia: la cosa di Grillo finirà in breve tempo, non arriverà mai al congresso. Ha fatto un grande regalo alla destra, dove adesso diranno che ormai il Pd è agonizzante se perfino Grillo pensa di poterlo conquistare. Ma c’è un pericolo più sottile: che molte delle posizioni di Grillo, che stavano faticosamente entrando nelle teste anche di certi dirigenti che volevano riconquistare i voti perduti, ora vengano delegittimate perché sostenute dal comico. Mi riferisco un po’ alle cose sullambiente e soprattutto a quelle sulla giustizia (Marino, sia pure in modo grossolano, stava iniziando a dimostrare la sua intenzione di riportare nell’alveo del Pd quei milioni di grillini-dipietristi che se ne sono allontanti perché il partito ignorava i temi a loro cari). Detto questo: spero che faccia un po’ di casino ma non troppo, che muova le acque senza mandare tutto in vacca. Oppure che ci si metta di impegno, abbandoni i “vaffanculo” e le intemperanze verbali e provi davvero la scalata. In fondo abbiamo riso anche quando si è candidato Shwarzenegger e ancor di più hanno risco gli americani quando si è candidato Reagan. Abbiamo un po’ sorriso pure quando si è candidato Berlusconi, nel 1994. Vedremo.

    Commento di statoemercato | 13/07/2009 | Rispondi


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