Stato&Mercato

L'economia del "Fatto Quotidiano". Il blog di Stefano Feltri

Obiettivo numero uno: dimostrare che il G8 ha ancora una ragione


Agenda. Sarà soprattutto economica (dal global standard al De-tax) ma ci saranno questioni politiche che si imporranno. A partire dal dossier Iran, che ha declinato la partecipazione al vertice di Trieste.

g8_aquila

Silvio Berlusconi presenterà il G8 dell’Aquila lunedì, a Napoli. A bordo della nave MSC Fantasia, ormeggiata nel porto, spiegherà l’agenda, le ambizioni e le caratteristiche del summit che comincia l’otto luglio in Abruzzo. Un discorso atteso dai soggetti coinvolti nei vari dossier che ritengono possibile un colpo di scena, un annuncio a sorpresa, forse proprio su uno dei temi in cui l’Italia si annuncia più debole nel confronto con gli altri grandi: l’aiuto allo sviluppo.

I propositi

«La logistica è complessa, stiamo ancora cercando di risolvere alcuni aspetti critici», spiega una fonte impegnata nei preparativi.
Il lavoro diplomatico che è cominciato «prima del G8 giapponese, nel luglio 2008», dicono dalla Farnesina, si è ormai concluso, almeno per quanto riguarda i compiti degli sherpa, i tecnici che hanno lavorato alle bozze dei documenti che poi i leader discuteranno. Spiega l’ambasciatore Giuseppe Massolo, segretario generale del ministero degli Esteri e sherpa della presidenza italiana 2009, che l’ambizione del vertice è di «promuovere l’agenda globale». Un’espressione che, fuori dal gergo diplomatico, significa soprattutto cominciare a immaginare il mondo dopo la crisi finanziaria. A Londra, nel G20 di aprile che ha coinciso con il primo intervento europeo di Barack Obama da presidente americano, la priorità era salvare la finanza mondiale: banche, protezionismo, emergenza sociale. Questa volta si discuterà soprattutto di governance, cioè di come deve essere governato il mondo dopo la Grande recessione, e di come evitare la prossima crisi. Il piano Obama per riformare l’architettura della regolazione e della supervisione finanziaria in America e l’accordo raggiunto al Consiglio europeo dei capi di stato e di governo dell’Unione europea sono la condizione per cominciare a discutere di altro. Gli obiettivi italiani sono due: il Global standard, la carta dei principi nell’agire economico e soprattutto finanziari, a cui sta lavorando da mesi il ministro del Tesoro Giulio Tremonti con un gruppo di tecnici. Poi il progetto di De-Tax, uno «strumento non coattivo di sostegno finanziario allo sviluppo attraverso la partecipazione diretta dei cittadini», come l’ha definita Tremonti. Una formula con cui il Governo rinuncia a una parte di Iva negozi, aziende, supermercati che si impegnano a legare il proprio marchio a iniziative di cooperazione allo sviluppo. I soldi «liberati dalla rinuncia fiscale», oltre a quelli donati dai venditori che decidono di farlo, finiranno in un Fondo speciale che finanzierà «progetti di cooperazione, realizzati dalle iniziative etiche colelgate a favore dei paesi poveri», come ha spiegato Tremonti in un testo contenuto nel volume “Il mondo che verrà”, a cura di Pino Buongiorno, appena pubblicato da Università Bocconi editore (422 pagine, 19 euro).

I dossier

Oltre a questi due obiettivi, il summit dell’Aquila ne ha uno più ambizioso e generale: dimostrare che il G8 ha ancora un senso. Il dibattito sulla governance internazionale oscilla tra la necessità di allargare il dibattito a tutti i paesi emergenti (soluzione G20) e quella di restringerlo ai due attori che più hanno bisogno di concordare le loro politiche, soprattutto economiche, il G2 Cina Stati Uniti. «Questa potrebbe essere l’ultima occasione per l’Italia di trovarsi alla guida di un vertice con una rilevanza internazionale, prima di diventare solo uno dei tanti nell’allargamento a venti», spiega una fonte. All’Aquila, però, non si potevano escludere i paesi emergenti, anche perché l’Italia ha fatto dell’impegno verso l’Africa uno dei cardini della propria presidenza. Si è trovata quindi la formula del G8+5. Aveva iniziato Tony Blair, nel 2005 a Glenagles (il summit ricordato per il contemporaneo attentato a Londra), a coinvolgere Cina, Brasile, India, Messico e Sud Africa. L’Italia ha deciso, seguendo una strategia diplomatica in atto da tempo, di inserire anche l’Egitto, partner indispensabile per una politica mediterranea. La prima giornata servirà a trovare la compattezza tra gli otto paesi più industrializzati per affrontare meglio il secondo giorno di vertice, quando si riunirà il cosiddetto Major economy forum, con i grandi Paesi in via di sviluppo, copresieduto da Obama e Berlusconi. Obiettivo: elaborare una piattaforma d’accordo sul clima, per definire gli impegni delle grandi economie (e di quelle minori ma inquinanti), da presentare al segretario generale dell’Onu, Ban Ki Moon, all’annuale Assemblea generale delle Nazioni Unite che si terrà in settembre. Proprio il clima sarà uno dei dossier più complicati, perché la scadenza del 2012, quando scadrà il protocollo di Kyoto si avvicina. A dicembre ci sarà la conferenza di Copenhagen e tutti, a partire dall’Europa, stanno aspettando di capire quanto Obama sia davvero disposto a concedere.

Il tema degli aiuti allo sviluppo sarà affrontato, sia nella sua componente tradizionale (gli aiuti dai ricchi ai poveri) che in quello commerciale: dopo la visita a Washington, Berlusconi ha preso l’impegno esplicito a lavorare per la conclusione del Doha round, i negoziati aperti nel 2001 e in stallo da oltre un anno. La presenza all’Aquila di Pascal Lamy, segretario generale dell’Organizzazione mondiale del commercio, è la premessa per cercare di trsformare il G8 nella sede istituzionale in cui si trova il consenso politico (e ancora una volta dipende in gran parte da Obama) per arrivare a una conclusione entro fine anno.

La politica

Anche se l’agenda sarà soprattutto economica – e fissare l’agenda è uno dei compiti della presidenza, cioè dell’Italia – ci saranno questioni politiche che si imporranno. A partire dall’Iran, che ha declinato la partecipazione al G8 di Trieste, il cui futuro sarà uno dei temi trasversali in tutti i vertici. Sia per quanto riguarda la repressione della protesta che per il tema della proliferazione nucleare. Non è però affatto sicuro che nel comunicato finale possa esservi contenuto qualcosa di esplicito a questo proposito. Si parlerò molto anche del futuro dell’AfPak, l’arconimo che identifica la regione di Afghanistan e Pakistan, e di Russia, sia per il suo possibile ingresso nella Wto che per le questioni energetiche e le nuove tensioni con l’Ucraina.
Alla Farnesina sono abbastanza sicuri che le inchieste di Bari e i resoconti delle feste di Berlusconi a palazzo Grazioli, riprese dalla stampa internazionale anche in questi giorni, non dovrebbero compromettere l’efficacia del vertice. Per almento due ragioni: il lavoro preliminare è già stato fatto e quasi tutti i leader ragionano sul medio termine. Ma è anche vero che la diplomazia del G8, per come è stata impostata la diplomazia di questo genere di vertici a partire dagli anni Novanta, molto si basa sulla «diplomazia del caminetto» (così la chiamava Franklin Roosevelt), gli incontri informali tra i capi di governo e il feeling che c’è tra loro. L’incontro a Washington con Obama fa sperare a Berlusconi che l’atmosfera intorno al caminetto non sarà troppo fredda.

(1. continua)

 

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25/06/2009 - Posted by | Articoli | , , ,

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