Stato&Mercato

L'economia del "Fatto Quotidiano". Il blog di Stefano Feltri

L’ombra di Sarkozy sul G8 italiano


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Sta succedendo quello che il Governo italiano un po’ temeva da mesi: il G8 del 16 luglio, dove si discuterà dei nuovi principi della finanza mondiale, arriva nel momento in cui l’agenda globale ha un’altra priorità. Il lavoro e la disoccupazione. Si chiude oggi a Ginevra un convegno dell’Organizzazione internazionale del lavoro, agenzia dell’Onu che continua a far previsioni al ribasso per la congiuntura: secondo le ultime stime, i disoccupati nel 2009 potrebbero arrivare a una cifra compresa tra 29 milioni e 59 milioni.

Cresceranno i problemi soprattutto per le donne che, ad eccezione che in Europa e nei paesi ricchi dell’Asia dell’est, riusulteranno svantaggiate nella competizione con gli uomini per conservare il posto o trovarne uno nuovo. I disoccupati giovani rispetto al 2008 cresceranno di 4,9 milioni nel migliore dei casi, nel peggiore di 17,7.
Anche per questo Nicolas Sarkozy, parlando due giorni fa alla convention dell’Ilo, ha auspicato «che la questione del lavoro sia messa al centro della riflessione». Il presidente francese ha spiegato che il momento decisivo per uscire dall’emergenza sarà il G20 di settembre, dove si dovrebbe riformare la «governance mondiale». L’obiettivo sarkozista è coinvolgere anche l’Ilo in tutte le decisioni che oggi riguardano il Fondo monetario internazionale e l’Organizzazione mondiale del Wto. Una mossa tattica, non certo strategica, che mira a nascondere dietro una cortina di burocrazia supplementare le politiche protezioniste che molti paesi, a partire proprio dalla Francia, stanno implementando per tutelare le proprie fabbriche a scapito di quelle dei vicini.

Solo tattica, ma che rischia di complicare non poco gli sforzi italiani per garantire rilevanza e prestigio al G8 dell’Aquila. L’obiettivo di Tremonti e del Governo resta quello di impostare una carta dei principi della finanza e di alcuni altri aspetti dell’economia che poi serva a ispirare le riforme che stati e istituzioni adotteranno (forse) per chiudere le falle evidenziate dalla crisi nella regulation e nella supervisione. Nonostante la concorrenza in questo campo – dal Financial stability board guidato da Mario Draghi alla Banca per i regolamenti internazionali, al comitato di Basilea, al gruppo di Jaques de Larosière – il governo italiano contava sulla percezione di emergenza per ottenere un successo politico a coronamento dell’annata di presidenza del gruppo degli otto grandi. Invece il G8 arriverà in un momento in cui le banche americane fanno a gara per restituire i prestiti ottenuti dallo Stato (e rifinanziarsi a prezzi più economici nel mercato privato), quelle europee non sono più a rischio fallimento – anche se la Bce continua a invitare alla prudenza – e in Borsa si torna a parlare addirittura di una nuova bolla dovuta alla troppa impazienza di uscire dalla crisi. La finanza, nel suo insieme, sembra quindi aver iniziato un cammino di ripresa, senza però che alcuna vera riforma. Lo ha detto ieri Draghi: «È arrivato il momento di pensare una strategia di uscita dalle politiche anticrisi». Anche per questo il progetto italiano rischia di concludersi con un rinvio a tempi peggiori (cioè quando la finanza tornerà ad evidenziare le proprie debolezze e diventare quindi un’emergenza). Lo temono anche alcuni dei membri del gruppo ristretto di giuristi che sta affiancando Tremonti nella preparazione del documento di sintesi sul golbal standard.

C’è un altro elemento della posizione francese che dovrebbe preoccupare il governo italiano. Sarkozy ha fatto riferimento solo al G20 di settembre, da cui dovrebbe emergere un «patto per il lavoro» a livello globale. Non ha parlato del G8, come per indicare che l’unico vero foro negoziale ormai è quello che coinvolge anche i paesi in via di sviluppo. Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi aveva avuto lo stesso approccio verso le riunioni Ecofin e i meeting straordinari a livello europeo – che non hanno mai ottenuto grandi risultati – spiegando che era al G8 che si facevano i giochi. Anche Tremonti ha teorizzato che dalla crisi sta emergendo un’Europa intergovernativa che è più flessibile e potenzialmente efficace perché rafforzata proprio dalla debolezza delle istituzioni coumunitarie. Una posizione che voleva sottolineare indirettamente la rilevanza del G8, principale momento in cui si esercita la governance intergovernativa. Durante la crisi lo stile francese è stato invece quello di proiettare sulle istituzioni la propria politica interna, cercando di convincere gli altri a sostenerla (dal sostegno pubblico alle banche al blocco delle delocalizzazioni), per questo oggi Sarkozy rilancia l’Ilo come contrappeso alla Wto. Ma proprio mentre Sarkozy avanzava le sue proposte, dagli Stati Uniti Berlusconi affermava che uno degli scopi del G8 italiano sarà quello di far «riprendere insieme il cammino del Doha Round», i negoziati sul commercio fermi da un anno. E questa – al momento – non è una priorità per i francesi.Sta succedendo quello che il Governo italiano un po’ temeva da mesi: il G8 del 16 luglio, dove si discuterà dei nuovi principi della finanza mondiale, arriva nel momento in cui l’agenda globale ha un’altra priorità. Il lavoro e la disoccupazione. Si chiude oggi a Ginevra un convegno dell’Organizzazione internazionale del lavoro, agenzia dell’Onu che continua a far previsioni al ribasso per la congiuntura: secondo le ultime stime, i disoccupati nel 2009 potrebbero arrivare a una cifra compresa tra 29 milioni e 59 milioni.
Cresceranno i problemi soprattutto per le donne che, ad eccezione che in Europa e nei paesi ricchi dell’Asia dell’est, riusulteranno svantaggiate nella competizione con gli uomini per conservare il posto o trovarne uno nuovo. I disoccupati giovani rispetto al 2008 cresceranno di 4,9 milioni nel migliore dei casi, nel peggiore di 17,7.
Anche per questo Nicolas Sarkozy, parlando due giorni fa alla convention dell’Ilo, ha auspicato «che la questione del lavoro sia messa al centro della riflessione». Il presidente francese ha spiegato che il momento decisivo per uscire dall’emergenza sarà il G20 di settembre, dove si dovrebbe riformare la «governance mondiale». L’obiettivo sarkozista è coinvolgere anche l’Ilo in tutte le decisioni che oggi riguardano il Fondo monetario internazionale e l’Organizzazione mondiale del Wto. Una mossa tattica, non certo strategica, che mira a nascondere dietro una cortina di burocrazia supplementare le politiche protezioniste che molti paesi, a partire proprio dalla Francia, stanno implementando per tutelare le proprie fabbriche a scapito di quelle dei vicini.

Solo tattica, ma che rischia di complicare non poco gli sforzi italiani per garantire rilevanza e prestigio al G8 dell’Aquila. L’obiettivo di Tremonti e del Governo resta quello di impostare una carta dei principi della finanza e di alcuni altri aspetti dell’economia che poi serva a ispirare le riforme che stati e istituzioni adotteranno (forse) per chiudere le falle evidenziate dalla crisi nella regulation e nella supervisione. Nonostante la concorrenza in questo campo – dal Financial stability board guidato da Mario Draghi alla Banca per i regolamenti internazionali, al comitato di Basilea, al gruppo di Jaques de Larosière – il governo italiano contava sulla percezione di emergenza per ottenere un successo politico a coronamento dell’annata di presidenza del gruppo degli otto grandi. Invece il G8 arriverà in un momento in cui le banche americane fanno a gara per restituire i prestiti ottenuti dallo Stato (e rifinanziarsi a prezzi più economici nel mercato privato), quelle europee non sono più a rischio fallimento – anche se la Bce continua a invitare alla prudenza – e in Borsa si torna a parlare addirittura di una nuova bolla dovuta alla troppa impazienza di uscire dalla crisi. La finanza, nel suo insieme, sembra quindi aver iniziato un cammino di ripresa, senza però che alcuna vera riforma. Lo ha detto ieri Draghi: «È arrivato il momento di pensare una strategia di uscita dalle politiche anticrisi». Anche per questo il progetto italiano rischia di concludersi con un rinvio a tempi peggiori (cioè quando la finanza tornerà ad evidenziare le proprie debolezze e diventare quindi un’emergenza). Lo temono anche alcuni dei membri del gruppo ristretto di giuristi che sta affiancando Tremonti nella preparazione del documento di sintesi sul golbal standard.

C’è un altro elemento della posizione francese che dovrebbe preoccupare il governo italiano. Sarkozy ha fatto riferimento solo al G20 di settembre, da cui dovrebbe emergere un «patto per il lavoro» a livello globale. Non ha parlato del G8, come per indicare che l’unico vero foro negoziale ormai è quello che coinvolge anche i paesi in via di sviluppo. Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi aveva avuto lo stesso approccio verso le riunioni Ecofin e i meeting straordinari a livello europeo – che non hanno mai ottenuto grandi risultati – spiegando che era al G8 che si facevano i giochi. Anche Tremonti ha teorizzato che dalla crisi sta emergendo un’Europa intergovernativa che è più flessibile e potenzialmente efficace perché rafforzata proprio dalla debolezza delle istituzioni coumunitarie. Una posizione che voleva sottolineare indirettamente la rilevanza del G8, principale momento in cui si esercita la governance intergovernativa. Durante la crisi lo stile francese è stato invece quello di proiettare sulle istituzioni la propria politica interna, cercando di convincere gli altri a sostenerla (dal sostegno pubblico alle banche al blocco delle delocalizzazioni), per questo oggi Sarkozy rilancia l’Ilo come contrappeso alla Wto. Ma proprio mentre Sarkozy avanzava le sue proposte, dagli Stati Uniti Berlusconi affermava che uno degli scopi del G8 italiano sarà quello di far «riprendere insieme il cammino del Doha Round», i negoziati sul commercio fermi da un anno. E questa – al momento – non è una priorità per i francesi.Sta succedendo quello che il Governo italiano un po’ temeva da mesi: il G8 del 16 luglio, dove si discuterà dei nuovi principi della finanza mondiale, arriva nel momento in cui l’agenda globale ha un’altra priorità. Il lavoro e la disoccupazione. Si chiude oggi a Ginevra un convegno dell’Organizzazione internazionale del lavoro, agenzia dell’Onu che continua a far previsioni al ribasso per la congiuntura: secondo le ultime stime, i disoccupati nel 2009 potrebbero arrivare a una cifra compresa tra 29 milioni e 59 milioni.
Cresceranno i problemi soprattutto per le donne che, ad eccezione che in Europa e nei paesi ricchi dell’Asia dell’est, riusulteranno svantaggiate nella competizione con gli uomini per conservare il posto o trovarne uno nuovo. I disoccupati giovani rispetto al 2008 cresceranno di 4,9 milioni nel migliore dei casi, nel peggiore di 17,7.

Anche per questo Nicolas Sarkozy, parlando due giorni fa alla convention dell’Ilo, ha auspicato «che la questione del lavoro sia messa al centro della riflessione». Il presidente francese ha spiegato che il momento decisivo per uscire dall’emergenza sarà il G20 di settembre, dove si dovrebbe riformare la «governance mondiale». L’obiettivo sarkozista è coinvolgere anche l’Ilo in tutte le decisioni che oggi riguardano il Fondo monetario internazionale e l’Organizzazione mondiale del Wto. Una mossa tattica, non certo strategica, che mira a nascondere dietro una cortina di burocrazia supplementare le politiche protezioniste che molti paesi, a partire proprio dalla Francia, stanno implementando per tutelare le proprie fabbriche a scapito di quelle dei vicini.

Solo tattica, ma che rischia di complicare non poco gli sforzi italiani per garantire rilevanza e prestigio al G8 dell’Aquila. L’obiettivo di Tremonti e del Governo resta quello di impostare una carta dei principi della finanza e di alcuni altri aspetti dell’economia che poi serva a ispirare le riforme che stati e istituzioni adotteranno (forse) per chiudere le falle evidenziate dalla crisi nella regulation e nella supervisione. Nonostante la concorrenza in questo campo – dal Financial stability board guidato da Mario Draghi alla Banca per i regolamenti internazionali, al comitato di Basilea, al gruppo di Jaques de Larosière – il governo italiano contava sulla percezione di emergenza per ottenere un successo politico a coronamento dell’annata di presidenza del gruppo degli otto grandi. Invece il G8 arriverà in un momento in cui le banche americane fanno a gara per restituire i prestiti ottenuti dallo Stato (e rifinanziarsi a prezzi più economici nel mercato privato), quelle europee non sono più a rischio fallimento – anche se la Bce continua a invitare alla prudenza – e in Borsa si torna a parlare addirittura di una nuova bolla dovuta alla troppa impazienza di uscire dalla crisi. La finanza, nel suo insieme, sembra quindi aver iniziato un cammino di ripresa, senza però che alcuna vera riforma. Lo ha detto ieri Draghi: «È arrivato il momento di pensare una strategia di uscita dalle politiche anticrisi». Anche per questo il progetto italiano rischia di concludersi con un rinvio a tempi peggiori (cioè quando la finanza tornerà ad evidenziare le proprie debolezze e diventare quindi un’emergenza). Lo temono anche alcuni dei membri del gruppo ristretto di giuristi che sta affiancando Tremonti nella preparazione del documento di sintesi sul golbal standard.

C’è un altro elemento della posizione francese che dovrebbe preoccupare il governo italiano. Sarkozy ha fatto riferimento solo al G20 di settembre, da cui dovrebbe emergere un «patto per il lavoro» a livello globale. Non ha parlato del G8, come per indicare che l’unico vero foro negoziale ormai è quello che coinvolge anche i paesi in via di sviluppo. Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi aveva avuto lo stesso approccio verso le riunioni Ecofin e i meeting straordinari a livello europeo – che non hanno mai ottenuto grandi risultati – spiegando che era al G8 che si facevano i giochi. Anche Tremonti ha teorizzato che dalla crisi sta emergendo un’Europa intergovernativa che è più flessibile e potenzialmente efficace perché rafforzata proprio dalla debolezza delle istituzioni coumunitarie. Una posizione che voleva sottolineare indirettamente la rilevanza del G8, principale momento in cui si esercita la governance intergovernativa. Durante la crisi lo stile francese è stato invece quello di proiettare sulle istituzioni la propria politica interna, cercando di convincere gli altri a sostenerla (dal sostegno pubblico alle banche al blocco delle delocalizzazioni), per questo oggi Sarkozy rilancia l’Ilo come contrappeso alla Wto. Ma proprio mentre Sarkozy avanzava le sue proposte, dagli Stati Uniti Berlusconi affermava che uno degli scopi del G8 italiano sarà quello di far «riprendere insieme il cammino del Doha Round», i negoziati sul commercio fermi da un anno. E questa – al momento – non è una priorità per i francesi.

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17/06/2009 - Posted by | Articoli | , ,

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