Stato&Mercato

L'economia del "Fatto Quotidiano". Il blog di Stefano Feltri

L’Istat rischia il commissariamento se non trova un nuovo presidente


 Il mandato del presidente dell’Istat Luigi Biggeri è scaduto 16 giorni fa. Se non si trova l’accordo per un successore entro un mese, l’istituto di statistica sarà commissariato. E a poche settimane dalla scadenza, ancora niente è stato deciso. Il 15 aprile il Sole 24 Ore scriveva in un editoriale non firmato: «Questo giornale ha un sogno: che il Governo metta un annuncio sui giornali, cercasi presidente Istat, (…) tutti gli interessati mandino il loro curriculum al ministero e un Search committee raccomanderà il prescelto al ministro».
Un sogno che si è realizzato solo a metà, perché il direttore generale – anch’esso da nominare – verrà scelto con una “call”, cioè una selezione basata sul curriculum dei candidati. Ma per il presidente è di nomina politica, il primo passaggio è la segnalazione di un nome da parte del ministero della Funzione pubblica, cioè Renato Brunetta, poi inizia un iter procedurale che si conclude con la firma del presidente della Repubblica e l’approvazione della Corte dei conti. Dal ministero non commentano, ma sembra che il candidato di Brunetta sia il professor Carlo Andrea Bollino, oggi presidente del Gestore del Sistema Elettrico, ordinario e preside di corso di laurea all’università di Perugia. Rocco Tritto, del sindacato Usi-Rdb (lavoratori della ricerca) pensa che oltre a Bollino ci sia rimasto un solo altro nome plausibile, quello dell’economista Fiorella Kostoris, che ha già guidato l’Isae (ente di ricerca legato al Tesoro),la quale sarebbe sostenuta da Giulio Tremonti. Ma c’è chi dice che i rapporti tra il ministro dell’Economia e la professoressa della Sapienza – che pure ha le credenziali accademiche giuste – non siano tali da giustificare l’ipotesi.
Altre fonti interne all’Istat confermano: «È tutto aperto, i candidati con un profilo accademico più tipicamente statistico sono ancora tutti in corsa, da Enrico Giovannini dell’Ocse a Giovanni Girone dell’università di Bari». Giovannini sarebbe la scelta ideale se il governo cercasse uno statistico di prestigio internazionale, lasciando Parigi per Roma il professore avrebbe anche una cattedra che lo aspetta a Tor Vergata. Ma la carica di presidente dell’Istat avrà un ruolo politicamente sensibile (anche più del solito) nei prossimi mesi e non sarà solo il curriculum a determinare la scelta. Spetterà all’Istat definire, infatti, il successo o il fallimento dell’approccio dell’esecutivo alla crisi economica, individuare il momento della ripresa, stimare l’impatto della recessione sul sistema economico. «Il vero discrimine è se vogliono qualcuno con la schiena dritta o qualcuno più collaborativo», dice una persona interessata al dossier.
Biggeri lascia l’Istat dopo otto anni che hanno visto cambiare quattro presidenti del Consiglio, la lira diventare euro, il dibattito sul declino italiano lasciare spazio a quello sulla fine del capitalismo, un censimento nel 2001 con le successive polemiche sui dati (soprattutto nel Lazio). «La presidenza dell’Istat non dovrebbe essere di nomina politica, al massimo dovrebbe spettare al presidente della Repubblica», sostiene Michele Ainis, che insegna diritto pubblico a Roma Tre. Quando ha scritto sulla Stampa un pezzo dal titolo “L’Istat? Meglio l’orscopo” ha ricevuto decine di mail dai dipendenti dell’istituto che si dicevano d’accordo con le critiche. Il successore di Biggeri erediterà un Istat che soffre la concorrenza dell’Isae (a cui il governo ha affidato il compito di calcolare la nuova versione dell’inflazione programmata), la scarsità di risorse che spinge a ricorrere sempre più alle interviste telefoniche (giudicate poco rappresentative e non sufficienti) e alle prese con la procura della Corte dei conti. L’Istat di Biggeri non ha riscosso quasi mai le sanzioni comminate a chi non completa i questionari obbligatori, poi il governo Prodi ha cambiato la legge per fare un cosiddetto “condono statistico”, ma la Corte dei conti si è mossa lamentando un danno per lo Stato di 191 milioni di euro. L’udienza è il 12 ottobre, e Biggeri dovrà risponderne anche se non sarà più in carica. E le cose potrebbero complicarsi: se verrà sollevata una questione di legittimità costituzionale il caso finirà davanti alla Consulta.

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16/06/2009 - Posted by | Articoli

2 commenti »

  1. Non sapevo avessi un blog… mo’ ti linko sul mio…

    FG

    Commento di FG | 16/06/2009 | Rispondi

  2. Desidererei essere informato sulla nomina del nuovo presidente Istat. Grazie

    Commento di PROIETTI | 03/07/2009 | Rispondi


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