Stato&Mercato

L'economia del "Fatto Quotidiano". Il blog di Stefano Feltri

Una base culturale per gli standard


Giulio Tremonti

Giulio Tremonti

di  Stefano Feltri

Ieri c’è stata il progetto del G8 italiano di scrivere i nuovi principi dei rapporti tra economia e diritto su cui Giulio Tremonti ha investito la sua credibilità internazionale ha fatto un altro passo. Non c’è ancora niente di concreto, ma il convegno che si è tenuto ieri a Roma, ”Global standard for the XXI century”, concluso da una conferenza stampa del ministro dell’Economia ha contribuito a far circolare idee, a creare consenso sugli obiettivi di lungo periodo delle istituzioni coinvolte. È questa – come spiega una fonte che ha lavorato personalmente al dossier – la priorità: creare il giusto clima intellettuale.
Fino al vertice del G20 del 4 aprile, a Londra, c’erano due approcci diversi in campo: Tremonti proponeva un “legal standard”, cioè una riforma delle linee generali e dei principi della finanza. Angela Merkel, cancelliere tedesco, aveva un progetto più ampio (e quindi meno incisivo, dicevano i critici) di “global charter”, intervento su tutti gli aspetti dell’agire economico, dalle pensioni ai contratti di lavoro alla finanza, ma intesa come parte del tutto e non come fonte dei problemi da risolvere e delle crisi da prevenire. Grazie anche agli sforzi del segretario generale dell’Ocse, l’organizzazione parigina dei Paesi industrializzati, si è arrivati a un processo di sintesi che ha condensato le due formule nel “global standard” (un po’ più simile all’idea italiana che a quella tedesca). E il convegno di ieri serviva anche a questo: ad affermare il concetto e a far dimenticare quel “legal standard” che non ha mai trovato posto nei documenti internazionali. Lo ha esplicitato Tremonti in conferenza stampa:«L’idea deve essere buona, condivisa e devi riuscire a venderla, perché per le nuove regole comuni serve la condivisione di tante teste in tutto il mondo».
In un’intervista al Corriere della Sera, alla vigilia della conferenza romana, Gurria ha cercato di fare chiarezza sulle ambizioni degli standard, non tecniche ma morali. Manca, ha spiegato, «una dimensione etica, non bastano le leggi o le sanzioni per arrivare a questo, del resto ce ne sono già tante a livello locale». Non si sta parlando di interventi di spesa pubblica, spiega una persona vicina ai lavori: «Non è più il tempo dei pompieri, ma di capire come prevenire il prossimo incendio». Ancora non si conoscono i dettagli: stanno lavorando in parallelo la commissione di saggi creata da Tremonti (che comprende tra gli altri Guido Rossi e Giulio Napolitano) e i deputies, cioè i delegati dei ministri economici dei Paesi membri del G8 a preparare il documento che verrà presentato al vertice dell’Aquila, a luglio. «Stiamo lavorando su 12 punti, anche con il contributo dell’Ocse», ha anticipato ieri Tremonti.
Si tratterà comunque di principi non vincolanti, perché il G8, come foro negoziale, non ha il potere di interferire nelle legislazioni nazionali ma può soltanto indicare la direzione in cui i legislatori sono invitati a muoversi. Per dirla con il ministro: «Occorre cominciare a scrivere e discutere i principi, poi si passa alle sanzioni: dobbiamo scrivere le nuove regole e poi passare alla fase applicativa. Prima i principi poi le sanzioni. Piuttosto che niente è meglio piuttosto».
A complicare il percorso – culturale e politico – verso il global standard potrebbe essere proprio l’andamento della congiuntura economica. Anche ieri Tremonti ha ribadito, come non manca mai di fare in queste ultime settimane, che «la fase apoccalittica è stata superata ma la crisi continua». Se davvero l’ottimismo dovesse prevalere, nei due mesi che mancano al G8 dell’Aquila, il sostegno politico a progetti di riforma che ledono molti interessi particolare potrebbe affievolirsi. «Il pericolo c’è e le lobby sono sempre in agguato», spiega un funzionario del Tesoro.

dal Riformista del 13 maggio
© 2009 il Riformista

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13/05/2009 - Posted by | Articoli | , , ,

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